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10 Domande. Risponde: Federico Sanguinetti

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Proseguono le nostre interviste ai maggiori Allevatori Italiani, Esperti del settore, Handler, e Veterinari, risponde oggi Federico Sanguinetti:
Sono un ragazzo (ancora sotto gli “anta”) appassionato di cinofilia, cresciuto in questo ambiente soprattutto nel settore espositivo. Ho cominciato anni fa a presentare cani oltre ai miei per conto di terzi, affinando tecniche di toelettatura e presentazione. Potrei dire di essere un handler, anche se ormai questo è un termine facilmente troppo utilizzato. Allevo con affisso “Carboncopy” la razza Bassethound. Ho allevato con tale affisso anche Carlino, Golden Retriever e Setter Gordon. I Carlini sono stata una piccola parentesi dovuta alla mascotte di casa, i Golden erano (e sono tutt’ora) del mio compagno di allora, senza il quale tante cose non sarebbero state posssibili, e i Setter Gordon sono stata una razza cui ho cercato di fare una certa selezione. Purtroppo però vista la poca richiesta rispetto al numero di nascite, e l’ignoranza delle persone che spesso cercano “il cane da caccia” a poco prezzo ho deciso di smettere di allevare.
I miei cani si sono distinti in molte esposizioni e raduni di razza in europa e fuori. Cerco di ottenere cuccioli morfologicamente corretti e sani, senza tralasciare il carattere. Infatti i cuccioli vengono allevati in ambiente familiare, sempre a contatto con persone, rumori ecc..

10 Domande: Federico Sanguinetti

CONOSCENZE NUOVE METODICHE E ACCRESCIUTA CONSAPEVOLEZZA: COSA
DETERMINA L’EVOLUZIONE DELL’ALLEVAMENTO CINOFILO, NELLO SPECIFICO
DELLA NOSTRA RAZZA?
Credo che l’evoluzione dell’allevamento cinofilo sia determinata dall’esperienza. Fatta di scelte, magari anche rivelate sbagliate, ma l’esperienza rimane al primo posto. Le nuove metodologie sono utili, ma vanno sempre affiancate alla conoscenza di ciò che si ha a disposizione e il progresso (o a volte regresso) fatto nel proprio allevamento.
LA DIFFERENZA TRA AMATORIALE E PROFESSIONALE E’ SOLO UNA
QUESTIONE DI NUMERI? O ANCHE DI QUALITA’? A NUMERI ELEVATI
CORRISPONDE MAGGIORE SELEZIONE? DOVE SONO LE CRITICITA’ IN QUESTA EQUAZIONE?
Amatoriale e professionale… Personalmente ho sempre visto l’allevamento di cani, animali d’affezione, come pura passione legata al “voler bene” ad una razza. L’amatoriale è questo, il professionale ci lavora, fa numeri; ho visto dei professionisti fare un’ottima selezione e un continuo miglioramento di essa, purtroppo sono sempre pochi rispetto al numero dei professionisti. Certo che quando si hanno grandi numeri ci possiamo vedere tutto, il bello e il meno bello, non solo esteticamente…
LA QUALITA’ COME SELEZIONE E RICERCA PAGA? VISTA LA RICHIESTA AL
RISPARMIO DEL CLIENTE POCO INFORMATO? COME SI GARANTISCE IN
TERMINE FATTIVI QUESTA QUALITA’?
Sorrido mentre leggo la domanda, chiedo venia. No, la qualità significa ricerca continua, dispendio di soldi, tempo, energie. La continua richiesta al prezzo più basso va a discapito della qualità; dovremmo augurarci che i clienti poco informati avessero l’umiltà di porre quesiti atti alla propria educazione in tal senso. Spesso mi trovo a parlare al telefono, cercando di informare, dare nozioni, educare, ma se dall’altra parte l’unica domanda che interessa riguarda il prezzo finale non posso credere che tutto ciò che ho detto possa essere d’aiuto… Ma vorrei soffermarmi su una riflessione: chiedono il cucciolo di razza x al prezzo più basso, poi però si spendono fior di soldi per un cucciolo di Bouledogue blu(?), bassotto bianco (?); noi che ci siamo dentro sappiamo che sono cuccioli fini a sé stessi, ma non riconosciuti, quindi non hanno un pedigree dell’ente che ci tutela, in alcuni casi ho toccato con mano che il certificato esiste, magari c’è scritto bringèe, o arlecchino; mi chiedo dunque come siano stati effettuati i controlli di cucciolata per non aver indicato una probabile contaminazione all’interno della stessa. Con ciò mi aspetto una preparazione da parte del controllore in questione.
DOV’E’ LA FALLA NELL’INFORMAZIONE PER CUI PREZZO=CANE SANO. COSANON SI COMPRENDE QUANDO SI PARLA DI COSTO ALLEVATORIALE? E COSA
DOVREBBE DETERMINARE LA SCELTA DELL’ALLEVAMENTO?
Questa è una domanda a cui non saprei rispondere esaurientemente; il costo allevatoriale è determinato da molti fattori, dal mantenere sana una fattrice, alla scelta dello stallone, la monta, le visite durante la gestazione, il parto, le cure alla madre e ai cuccioli (dalla lampada, alla disinfezione dell’ambiente, passando per le ore che gli dedichiamo che non vengono mai conteggiate…)sino alla cessione degli stessi ai nuovi proprietari. Nel migliore dei casi i futuri acquirenti visitano più allevamenti, prendono informazioni fino a che non trovano l’allevatore cui dare fiducia, osservando lo stato di salute dei soggetti, gli ambienti. Magari aspettano la cucciolata giusta, vanno a far visita durante il periodo che il cucciolo è ancora dall’allevatore, facendo domande.
L’EVOLUZIONE DELL’ALLEVAMENTO VA VERSO L’ELIMINAZIONE
DELL’IPERTIPO. IL MERCATO HA RECEPITO QUESTO TREND O CHIEDE ANCORA
QUEL TIPO DI CANE? COME AGISCE L’ALLEVATORE RISPETTO QUESTA
INCONGRUENZA?
Credo che tutti in allevamento abbiamo avuto o lo abbiamo ancora un soggetto ipertipico, c’è poco da fare, serve prima o poi per continuare il tipo che abbiamo scelto. “In medio stat virtus” sarebbe il giusto compromesso, purtroppo però c’è ancora chi chiede (scrivo riguardo la mia razza, i bassethound) cuccioli pesanti, grinzosi, con eccesso di pelle. Ogni allevatore, pardon Allevatore, agisce secondo coscienza. Chi vende e chi seleziona…
I CONTROLLI GENETICI SERVONO ALLA SELEZIONE O GARANTISCONO IL CLIENTE?
I controlli genetici sono un valido aiuto in allevamento, quando sappiamo ciò che si ha e parlo magari di una femmina portatrice, ovviamente cercheremo uno stallone pulito, scartando quindi i portatori e gli affetti. Si riduce così il tempo di ricerca ammesso che i risultati dei test siano verificabili. Direi che anche per il cliente, ammesso che capisca di cosa si tratti, possa essere utile tale informazione. Anche se per una famiglia che va a prendere il suo cucciolo che non verrà mai utilizzato in riproduzione, interessa sapere che sia sano. Se poi fosse portatore di PRA non credo interessi, basta sapere che non si ammalerà mai.
QUANTO INCIDE NELLA DECISIONE DI METTERE IN RIPRODUZIONE UN
SOGGETTO LA SUA MORFOLOGIA RISPETTO AD ALTRE CARATTERISTICHE?
QUALI CARATTERE NON DOCILE PER ESEMPIO.
Personalmente metto in ordine tipo, salute e carattere. Il tipo serve per andare avanti, ovviamente poi c’è il dettaglio (il centimetro in più o meno, l’occhio un filo chiaro), ma senza il tipo sarebbe inutile mettersi al lavoro. La salute per forza deve essere determinante. Il carattere si sa che è anch’esso genetico, sta all’allevatore individuare i soggetti di miglior carattere per continuare la progenie, e valutare le nuove famiglie se siano o meno adatte al tipo di cucciolo più o meno vivace, difficile, diffidente…
LA NORMATIVA NON TUTELA L’ALLEVATORE SERIO? QUALI LE FALLE NORMATIVE
CHE PERMETTONO AI CAGNARI DI PROLIFERARE. LE NUOVE TECNOLOGIE
PERMETTEREBBERO DI RIDURRE LE TRUFFE, PER ES. IL DEPOSITO OBBLIGATORIO
DEL DNA PER TUTTI. QUALI SOLUZIONI? 
Fatta la legge, trovato l’inganno. Le leggi sono fatte da burocrati, non gente che opera con mano sul campo. Ogni singola situazione ha il suo equilibrio da mantenere, non posso pensare che la legge imponga ad un allevamento di cani di piccola taglia a pelo raso di tenere i soggetti in box aperti dentro e fuori ad Aosta, o di tenere dei cani di grossa taglia in dei box 2×2. La legge è a libera interpretazione, bisogna vedere chi la interpreta e come. Sicuramente credo che il deposito obbligatorio del DNA a costi accessibili riguardo la comparazione nelle cucciolate sarebbe un ottimo deterrente per coloro che senza scrupoli continuano a fare cuccioli da mille fattrici senza documenti, “appiccicando” certificati vari…
QUANTO LA SINERGIA CON I VETERINARI DETERMINA IL SUCCESSO
ALLEVATORIALE?
Il veterinario cura, l’Allevatore previene. Umiltà da parte di entrambi è la chiave di un’ottima riuscita.