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10 Domande. Risponde: Sig.ra Anna Maria Lupia. Allevamento All BY Myself

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Anna Maria Lupia inizia questa passione nel 2004 coronando un grande sogno, conoscere e comprendere pregi e difetti di  questa meravigliosa razza e, nel corso degli anni alleva soggetti selezionando essenzialmente per salute e tipicità. Arrivando alla sua “punta di diamante” All By Myself: colui che darà notorietà all’allevamento italiano, con i suoi innumerevoli titoli di campione.

Tra cui: Un secondo posto all’Europaea di Celje 2010, giudice Olga Sinko, Un primo posto in classe Open, su 22 campioni, al Crufts 2012, giudice Pat Parkins. Per la prima volta un bulldog nato allevato in Italia vince una classe così difficile. Davvero una soddisfazione senza eguali. In ogni ring in cui è entrato si è parlato positivamente di lui.
Ecco perché L’allevamento non poteva che chiamarsi “All By Myself”, il bulldog che ha portato lustro e notorietà all’allevamento italiano.
Anche in riproduzione ha mostrato di saper dare molto di sé ai suoi figli. Ha trasmesso eleganza, movimento, ossatura, ma soprattuto, ha trasmesso salute, elemento da non trascurare mai.
Nel 2013 Luigi e Luciano Mallozzi iniziano a collaborare con Anna Maria Lupia usando il multi Ch All By Myself, ottenendo risultati straordinari fino a chiedere a suggello del proprio lavoro l’affisso ENCI nel 2014.
Da questo sodalizio nascono i Ch Bakè, Axel, Elite e il programma di fare solo accoppiamenti mirati, cercando di selezionare salute e bellezza al fine di dare prestigio e bellezza all’allevamento del bulldog italiano.

10 Domande

 

Conoscenze nuove metodiche e accresciuta consapevolezza: cosa determina l’evoluzione dell’allevamento cinofilo, nello specifico della nostra razza? L’evoluzione dell’allevamento cinofilo è dato da molti fattori, per la nostra razza, più precisamente è importante non sottovalutare le tecniche di alimentazione, conoscenza approfondita di tecniche di selezione e possibilmente la storia della linea di sangue che si intende sviluppare, ovvio è sapere e conoscere le normative ASL e aggiornamenti affinchè l’allevamento sia in grado di garantire al meglio la permanenza dei cani.

La differenza tra amatoriale e professionale è solo una questione di numeri? O anche di qualità? A numeri elevati corrisponde maggiore selezione? Dove sono le criticità in questa equazione?La qualità come selezione e ricerca paga? Vista la richiesta al risparmio del cliente poco informato? Come si garantisce in termini fattivi questa qualità? Amatoriale non dovrebbe significare allevamento, piuttosto amatoriale vale a dire qualche cucciolata sporadica nell’arco di un intera vita, mentre il professionale necessita spazi, passione , dedizione, e soprattutto capacità nonché disposizioni finanziarie importanti. L’amatoriale ha problemi di investimenti, o per meglio dire, difficilmente un amatoriale investe sulla ricerca di stalloni costosi  e non ha spazi adeguati per ospitare fattrici e stalloni,  per cui non può fare numeri , il professionista investe nel comprare e produrre soggetti da inserire  in spazi legalmente adatti all’allevamento aumentando i numeri delle nascite. Quantità e qualità degli esami clinici cui vengono sottoposti gli stalloni e le fattrici dovrebbero dare risultati,  la quantità ovviamente richiede più spese che l’appassionato amatoriale non ha. Numeri elevati corrispondono ad una maggior scelta e conseguentemente ad una maggior selezione. L’amatoriale mantiene i propri cani fine alla fine della loro vita avendo per lo più spese, quando perde un soggetto è una grossa perdita a livello morale. Il professionista se commette errori deve rinvestire danaro e tempo per rimediare.

La qualità come selezione e ricerca paga? Vista la richiesta al risparmio del cliente poco informato? Come si garantisce in termini fattivi questa qualità? La qualità paga sempre anche se non sempre in termini economici. L’acquirente cerca quasi sempre il risparmio documentandosi con gli attuali mezzi a disposizione, soprattutto il web. A mio avviso, un mezzo con molti lati oscuri e che depistano l’acquirente, poiché internet viene spesso usato in maniera inadeguata, l’acquirente spesso viene confuso, ammaliato da nozioni che nulla hanno a che vedere con la qualità. L’acquirente deve informarsi il più possibile su aspetti precisi dell’allevamento, visitando più allevamenti possibili, traendone le conclusioni più appropriate.

 

Dov’è la falla nella informazione per cui prezzo = cane sano. Cosa non si comprende quando si parla di costo allevatoriale? E cosa dovrebbe determinare la scelta dell’allevamento? Il cane deve essere deontologicamente più sano possibile, la legge tutela l’acquirente fino all’anno di età, se insorgono malattie si devono consultare professionisti concordati con l’allevatore. Il costo allevatoriale dipende da molti fattori: ad esempio una fattrice può mettere al mondo 7 cuccioli o addirittura 1 solo, la stessa per motivi di salute o altro può essere messa in riproduzione più volte o solo una volta, la scelta dello stallone, molteplici test per la salute, esami visivi  e tantissimi altri fattori. La scelta è  determinata, o almeno dovrebbe essere, in primis dallo stato dei cani all’interno dell’allevamento, igiene  e disponibilità dell’allevatore.

L’evoluzione dell’allevamento va verso l’eliminazione dell’ipertipo. Il mercato ha recepito questo trend o chiede ancora quel tipo di cane? Come agisce l’allevatore rispetto a questa incongruenza? Quanto incide nella decisione di mettere in riproduzione un soggetto la sua morfologia rispetto ad altre caratteristiche quali carattere e salute? L’evoluzione della razza va di pari passo con lo standard, nel mio caso sono sempre più rari gli acquirenti che chiedono l’ipertipico, la richiesta che spesso sento è il cane sano. L’allevatore è libero di allevare il tipo che meglio crede rispettando certi valori che non si possono tralasciare.

I controlli genetici servono alla selezione o garantiscono il cliente?I controlli servono per la selezione e a garantire il cliente su ciò che ha acquistato.

Quali tecniche allevatoriali possono essere considerate obsolete? Non riscontro tecniche obsolete in questa razza, alimentazione all’avanguardia di tutto e di più,  la riproduzione altrettanto, con l’inseminazione artificiale, si può spaziare con seme refrigerato, congelato da tutto il mondo. Anche l’ambiente si adatta alle esigenze del bulldog, tappeti refrigeranti, condizionatori, riscaldamento persino le pettorine e i guinzagli più appropriati.

 

Quanto incide nella decisione di mettere in riproduzione un soggetto la sua morfologia rispetto ad altre caratteristiche quali carattere e salute? La salute è fondamentale per entrambe i sessi, altrimenti si rischia la vita del soggetto, soprattutto nelle femmine ,   considerando che per quasi la totalità dei casi occorre cesarizzare, il carattere spesso è  da tenere fortemente in considerazione come la morfologia essendo trasmissiva.

 

La normativa non tutela l’allevatore serio? Quali le falle normative che permettono ai cagnari di proliferare. Le nuove tecnologie permetterebbero di ridurre le truffe, per es. il deposito obbligatorio del DNA per tutti . Quali soluzioni?  Le normative, come tutte le sfaccettature della vita, non possono impedire alla gente disonesta di imbrogliare, il dna non è una soluzione finché ci saranno acquirenti che  preferiscono comprare un soggetto senza pedigree per risparmiare .

 

Quanto la sinergia con i Veterinari determina il successo allevatoriale? La sinergia determina moltissimo il successo, se entrambe sono sullo stesso livello deontologico, fermo restando che ognuno di loro ha il suo preciso compito. Il confronto aperto è molto costruttivo e non deve mancare.

 

Per info.
Ndr. tutte le foto sono di proprietà dell’allevamento All By Myself
D.C