Home Articoli Anteprima capitolo 1. Mister Pio. Memorie di un bulldog. Viviana Re Fraschini

Anteprima capitolo 1. Mister Pio. Memorie di un bulldog. Viviana Re Fraschini

0

1
RICORDI D’INFANZIA

Ero sospeso… qualcosa o qualcuno mi stava tenendo in una qualche parte del mio corpicino, non capivo dov’ero, stavo appena iniziando ad avere consapevolezza di essere vivo. Vivo… un termine che nemmeno immaginavo cosa significasse, ero solo un cucciolo, un topolino, nelle mani di quella forma grande e grossa che mi teneva sollevato a metri da terra. Un primitivo istinto mi disse che non era un essere come me, era differente, non aveva pelo, tranne dei ciuffi lassù in cima. Era quello che poi scoprii si definisce uomo ed ero in quelle che si definiscono mani, mani molto grandi. Le mani del mio allevatore.
Il mio primo ricordo più nitido però non è questo, è uno spintone, sì sì proprio uno spintone, anzi, ora che so bene la cosiddetta lingua umana lo definirei una bella botta.
Mi trovavo in uno strano posto con delle basse pareti tutte intorno, soprattutto con quella che voi definite mamma: la mia mamma! Più che altro vedevo la sua panza, madonna era enorme. Certo, a paragone dell’uomo che mi aveva messo lì dentro, non era poi così grande, eppure caspita, era una signora mamma! Soprattutto aveva delle signore mammelle! Scoprii qual era il mio unico desiderio. Non capivo bene bene il perché, ma volevo disperatamente abbarbicarmi a quelle mammelle. Erano tutte mie, solo mie, unicamente mie!
Fu in quell’istante che arrivò lo spintone e a quel punto capii l’amara verità. Le mammelle non erano tutte mie, c’erano altri come me! E quanti poi! Quelle mammelle andavano conquistate.
Mi venivano addosso da ogni angolo, sballonzolandomi di qua e di là, tutti a dirigersi freneticamente verso quella morbida enorme pancia, e io ero l’ultimo. Com’è possibile? La poca percezione di me stesso mi suggeriva di essere un tipo sveglio, un tipo ganzo, insomma uno furbo! Ohimè, diverse occasioni della vita mi avrebbero dato modo di rivedere questo concetto…
Ma torniamo a quel drammatico momento. Cerco di riprendermi immediatamente dallo choc. Dopo l’ultima botta mi rialzo, provando a rimanere in equilibrio, scartando una specie di mostriciattolo che vuole impedirmi di arrivare a destinazione (mostriciattolo che poi scoprii essere uguale a me. Uguale è un termine eccessivo, difatti un giorno mi diranno: ‹‹come te non c’è nessuno!››), sono a pochi centimentri… Mamma sto arrivando! Ci sono, ci sono! Chiudo gli occhi per assaporare meglio l’attimo, l’estasi di avere quella mammella tutta per me gnammm… e riecco un altro spintone che stavolta mi fa ribaltare completamente scaraventandomi via dall’ambita meta. L’umiliazione fu troppa. Pochi giorni di esistenza e già avevo capito che la vita era una dura lotta. Ora comprenderete anche voi perché il ricordo più nitido non può essere altro che uno spintone!
In seguito a quell’episodio affinai di molto la tecnica, potrei narrarvi delle mie gesta per ore e ore _ ok, pagine e pagine, che pignoli _ ma non vorrei annoiarvi, posso solo dirvi che quando finalmente riuscii ad assaporare quel nettare mmmm… fu un’esperienza esaltante, sia per la conquista (riuscii anch’io a dare delle belle bordate, spintoni indimenticabili, mica delle robette), sia per l’estasi di quel sapore sublime proveniente dalla pancia della mamma. Non ne avevo mai abbastanza, ne avrei bevuto fino a scoppiare. Purtroppo a un certo punto quella gioia finiva. Dal nulla spuntavano le solite manone per prendermi e portarmi in un altro posto, anch’esso recintato, una specie di scatolone gigante credo, e lì mi ritrovavo con quelli che capii essere i miei fratelli e le mie sorelle.
Non so perché ci toglievano dalla mamma. Mi mancava… e non solo perché mi nutriva, mica sono uno sporco egoista, che credete? No, mi mancava il suo morbido pelo, il calore che si sprigionava da lei… insomma, come dite voi, le volevo bene. Più crescevamo e meno ci stavamo assieme e la cosa tremenda è che a un certo punto non la rividi più. Ora il suo ricordo è pressoché svanito, quasi quasi non so più che consistenza aveva il suo pelo, assurdo a pensarci, meglio che la smetta altrimenti mi commuovo da solo…
L’uomo dalle mani grandi un giorno decise di darci una specie di… come si chiamava? Non so, della roba maciullata tipo frumento, l’aspetto lasciava a desiderare ma l’odore era buono. Io e i miei fratelli sul momento non capimmo, ma quando arrivò l’illuminazione, che quella cosa dall’odore invitante avrebbe sostituito il nettare della pancia della mamma: no, quello fu troppo. Io che ero un leader nato riunii i miei fratelli e proclamai uno sciopero. Certo! Uno sciopero della fame verso l’ingiustizia di essere stati tolti dalla mamma contro il nostro volere, avevamo tutto il diritto di stare con lei e le sue mammelle! Ovviamente durò troppo poco, il tempo della parola “sciopero” per l’appunto, ma vi assicuro che tutti erano d’accordo con me! Che non sia messa in dubbio la mia leadership solo per quest’accaduto.
Tra l’altro i primi assaggi di quella robaccia mi costrinsero ad ammettere a malincuore che non era affatto male, in più c’era la comodità di non doversi litigare la pappa. Veniva messa in un contenitore molto grosso e c’era spazio per tutti. A qualcuno piaceva lo stesso fare i dispetti, oppure l’ingordo di turno cercava di scansarti perfino con le maniere forti. Mi piacerebbe dire di essere stato io quel qualcuno, ma indovinate chi ero? Già, quello scansato ero io, purtroppo.

Il tempo passava (nonostante afferri solo ora il significato della parola “tempo”…) e la nostra vita era composta da tanta pappa e tanta tanta nanna; delle panzate di sonno che erano una meraviglia. A volte sognavo la mamma, altre volte di mangiare, però i sogni più belli erano quelli in cui ero il capo della banda e si faceva unicamente ciò che volevo io. Solo sogni è chiaro, nella realtà era ben diverso.

Mentre eravamo svegli ci divertivamo un sacco a giocare. Quando scoprii il significato di questa parola: “Gioco”, ne fui estasiato, dopo la pappa e il sonno era l’attività che preferivo e fu per sempre così. La cosa bella del gioco era che ti potevi sbizzarrire, c’erano mille modi di farlo. Principalmente da piccolo consisteva nel dare morsetti, spintoni, e fare piccoli saltelli: in breve uno spasso. Finché fummo in tanti era ancora più divertente. Con me e i miei fratelli c’erano altri nostri simili che dalle dimensioni credo fossero un po’ più grandi di età. Almeno nel gruppo non dovevo subire sempre io, a volte capitava a qualcun altro di esser mordicchiato a “sangue”.
Eravamo proprio immersi nel gioco quando l’allevatore prese alcuni di noi. Chissà dove li porta, pensai. Forse dalla mamma? Ebbi una piccola speranza ben presto disillusa. Trascorse del tempo e quando li riportò indietro mi resi conto che erano leggermente frastornati. Questo accadde varie volte fino al giorno in cui al mio risveglio, alcuni di noi erano spariti, e non tornarono mai più! Qualcosa non andava… ma cosa? La risposta non si fece attendere: arrivò il mio turno e con me del mio fratellino.
Le stesse mani di sempre, ormai così famigliari, ci portarono in un’altra stanza e ci posarono su un tavolo freddo. Che cosa sta succedendo? Cos’è questo posto gelido? Morivamo dalla paura. Poi arrivò lei _ doveva essere per forza una lei con tutti quei capelli _ lo ricordo come se fosse ieri. Mi colpirono i suoi occhi, luminosi, brillanti. Quando mi videro si accesero come se guardassero un miracolo _ penso si possa definire così un essere come me, no? _ mi pareva avesse addirittura le lacrime agli occhi… ad ogni modo, di lei mi scordai all’istante.
Allora è vero? mi dissi, per tutte le mammelle! Sono proprio veri i mugolii che girano nel gruppo! C’è qualcuno che viene apposta fin qui nel nostro mondo felice per portarci via! Per-ché? Stiamo tanto bene tra di noi! Sì, ci manca la mamma, forse non viviamo in un posto di lusso, ma perché portarci via? Perché separarci dopo tutto quel tempo passato insieme a mangiare, bere e fare baraonde? Siamo così intimi da fare i bisogni nello stesso posto senza scandalizzarci! Conterà pure qualcosa accidenti!
Mentre io e mio fratello eravamo paralizzati, l’allevatore, la capellona e altri due che fino a quel momento non avevo notato, continuavano a parlare, noncuranti del fatto che ce la stavamo per fare letteralmente addosso. Non so di cosa discutessero, mi pare riguardasse la nostra salute: ‹‹Ma respirano bene?›› ‹‹Il cuore è a posto?›› ‹‹Il tartufo non è troppo schiacciato vero?›› a quel tempo manco sapevo che fosse sto tartufo, poi l’ho scoperto, una specie di fungo molto caro che si mangia, quindi, ancora non capisco cosa c’entrasse con noi.
Ehi! tentai di rispondere, perché non vi guardate voi? Neanche il tempo di nascere e già ci volete appioppare delle malattie? Noi stiamo benissimo, e poi mica siete al mercato a scegliere la frutta! Siamo esseri viventi noi! (Solo molto, molto dopo seppi che lei, la mia Lei, mi avrebbe preso in ogni caso, anche mi fosse mancata una zampetta… questo per onor di cronaca).
Continuando a conversare li sentii parlare di una qualche possibile scelta tra me e mio fratello, e io da prode guerriero quale ero, volevo farmi avanti per risparmiare la cattiva sorte al sangue del mio sangue, invece il mio allevatore le diede in mano lui, il mio fratellino, perciò non potei far altro che pensare: SCEGLI LUI, SCEGLI LUI! Avrai pure dei bei occhi ma chi ti vuole? Fammi rimanere qui, ti prego!
Le cose non andarono così, come ormai avrete capito.
Pur avendo in braccio mio fratello, come ipnotizzata, seguitò a guardarmi, quindi mise giù il mio compagno d’avventura che senza contegno allagò il tavolo, e venne da me. Mi porse una mano per farmela annusare e avemmo il primo contatto, poi mi prese in braccio molto delicatamente _ come no, quasi mi fece cadere _ e sentii il suo cuore battere forte ed emanare un gran calore e una grande emozione. A parte gli schiamazzi e gli isterismi, che poverina non riusciva a contenere (ricordo ancora gli “uuuuuuh, ooooooh, ma è stupendooooo!”), non era poi così male, ma non potevo farglielo capire visto che il mio desiderio era restare lì, e se mi avesse visto freddo e distaccato magari avrebbe cambiato idea.
Poi ci furono le drammatiche parole: ‹‹Sì è lui, è proprio lui che vorrei… sì sì sì è meraviglioso!››
Ancora isterismi, e basta no? L’hanno capito tutti che ti sei già innamorata di me.
Non contenta voleva portarmi via subito. Ha pregato l’allevatore all’infinito _ detto tra noi era ridicola _ ma lui rispose di no, prima gentilmente poi più del tipo: “Scordatelo, se non si può non si può, bisogna aspettare che finisca lo svezzamento, a tre mesi puoi portarlo con te”. Lei si rassegnò, mettendoci una vita prima di andarsene, non riusciva già più a staccarsi da me ma io da lei SI!


Subito dopo tornai con i fratelli e gli amici con cui fin lì avevo vissuto. Mi sentivo affranto, sconvolto, non era possibile stesse capitando a me. Il pensiero di andarmene da quel posto mi riempiva di tristezza. Poi accadde qualcosa: arrivò la pappa! Un ottimo rimedio scaccia pensieri, datemi retta.
Per qualche tempo la vita scorse tranquilla, tanta nanna, le solite lotte, anche se in effetti le prendevo sempre di più, soprattutto dalle femminucce del gruppo. Persino le mie sorelline mi sottomettevano… a dirla tutta ero influenzato dal mio spirito di gentleman, non potevo mica far male a una cucciola no? Fatto sta che ero pieno di piccole ferite, e un bel giorno sapete cosa successe? Lei venne di nuovo a trovarmi. Disse che non riusciva a starmi lontano, che gli mancavo, che non vedeva l’ora di portarmi a casa _ povero me… _ e mi rimisero su un tavolo facendomi stare in posa. Lei mi accarezzò tutto dalla testa alle zampe e mi fece tagliare le unghie dicendo all’allevatore: ‹‹Non saranno troppo lunghe?››. Poi quando vide le mie ferite di guerra, più che altro una che avevo sull’orecchio di cui mi rimase la cicatrice, apriti cielo, si preoccupò tutta, neanche mi fosse stata amputata una zampetta!
Fu così che scoprì la mia indole, o meglio, quella canaglia del mio allevatore le disse che ero un cucciolo un pochino sottomesso. Così mi rovini tutto, che figura mi fai fare! Per l’appunto, lei si mise a ridere prendendomi in giro e io pensai UN GIORNO TI FARÒ VEDERE IO CHI È IL SOTTOMESSO!

Viviana Re Fraschini

SHARE