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Finalmente prenotabile: Mister Pio, Memorie di un bulldog. Viviana Re Fraschini

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Da oggi è prenotabile il libro di Viviana Re Fraschini “Mister Pio. Memorie di un bulldog “

Se come noi siete bulldog addicted, questo libro non può mancare nella vostra libreria o nel vostro kindle.

Questo il link da cliccare

Ed ecco per voi l’anteprima del secondo capitolo.

2
LA SVOLTA

La terza volta che la rividi fu quella decisiva. Prima di quell’evento però non sapete ciò che ho dovuto passare. Stavo dormendo beato nel mio cantuccio completamente ignaro del mio futuro quando fui preso e portato nuovamente su un tavolo freddo. Il mio allevatore ed io fummo raggiunti da un uomo alto con dei bislacchi affari poggiati sul naso, e durante il progressivo congelamento del mio codino, si misero a fare due chiacchiere.
Oh sì pensai, fate pure con comodo!
Qualcuno si degna di spiegarmi perché sono stato brutalmente tolto dai miei caldi sogni? Per quanto interessanti siano, non sarà per ascoltare le vostre stupide chiacchiere, vero?
Era meglio se fossi stato zitto (a pensarci bene mica avevo parlato), invece spostarono l’attenzione su di me.
L’uomo con due occhi di troppo prese in mano un oggetto molto strano. Una parte la inserì in quelle che chiamate orecchie e l’altra _ quella gelida naturalmente _ l’appoggiò sul mio corpo, dopodiché mi aprì la bocca e con tanta invadenza ci infilò… come l’aveva chiamata? Ah sì, ci infilò una siringa con cui mi fece ingoiare una roba viscida, fredda, con un saporaccio che ancora mi fa rivoltare lo stomaco. Sentii dire che era per la sverminazione. Sverminaché? Mi prese una tale rabbia che so io dove gli avrei messo la siringa.
Ancora con ’sta storia della salute, io sto benissimo la volete capire o no? Perché sto subendo tutto questo?
Poi lo carpii da certi discorsi che fecero, tutta quella tortura era per lei, era per quella guastafeste che dovevo subire tutto questo! Avevano fatto una specie di accordo; quando mi avrebbero consegnato alla capellona dei miei stivali _ manco fossi un pacco postale_ sarei dovuto essere sverminato e cippato. Cippato? Che caspiterina significa essere cippato? Nemmeno il tempo di pensare, che zac! Con un’altra bella siringa che a mala pena vidi arrivare, quell’uomo, che ormai mi stava proprio sulla punta della coda, iniettò qualcosa nel mio corpo…
Ahi! Che diavolo mi hai messo dentro? Un microchip? Ragazzi, troppi termini nuovi per una sola giornata non credete? Al principio mi arrabbiai: Cooosa? Mi avete messo una specie di marchio? Sono diventato un codice ambulante? Sono un essere vivente io! Non so che genere di essere, ma di sicuro non ho bisogno di un codice!
Ora invece so che si può considerare una specie di carta d’identità, che era per il mio bene dopotutto. Anche voi in fondo siete tutti marchiati no? Così è molto più accettabile non trovate? Poi non si può negare che il microchip abbia una sua utilità, tipo in caso di smarrimento. Non mi sarei mai perso col mio fiuto da segugio, ma altri miei simili sì! Non avendo il dono della parola è una grande tutela, tutela anche verso alcuni di voi che addirittura ci abbandonano…
A quei tempi però non capivo, ero un cucciolo ribelle, sembravo sottomesso, eppure la verità era che avevo già un fuoco dentro e voglia di libertà.
Al termine della tortura fui riportato dai miei fratellini e dai miei compagni di gioco, con cui passai ancora qualche tempo fino a che giunse il giorno fatidico, il giorno decisivo, il giorno della svolta.
Quando lei arrivò ero già sul tavolo, pronto ad andare incontro al mio destino, impavido e fiero, la paura era a me sconosciuta.
TI PREGO, TI PREGO tentai di urlare, sebbene non uscì alcun suono. Lasciami qui, non mi portare via! Non ce l’ho con te, ma giuro che se mi fai questo ti farò pentire! Si avvicinò e mi accarezzò con dolcezza emozionandosi tutta quando l’annusai _ patetica _ stando attento a mantenere le distanze per chiarire immediatamente la mia posizione, e poi disse: ‹‹Patatino, ora andiamo a casa sei pronto? Lo sai che sei bellissimo?››
Che sono bellissimo ci sta, ma pronto? Pronto! Per andare dove? A casa? È questa casa mia la vuoi capire o no pazza esaltata!
Non c’è da stupirsi del fatto che non capì niente, così mi prese in braccio, rischiando nuovamente di farmi cadere (prendermi in braccio non è mai stato il suo forte) e mi portò via, via da quello che fin lì era stato il mio mondo. In bilico tra le sue braccia varcammo la soglia di separazione tra la mia vecchia casa e l’inizio della mia nuova vita e per la prima volta vidi l’esterno. Wow, ma c’era un mondo là fuori! Quanti odori, quanta emozione, quella predominante però era la paura. Non sapevo a cosa andavo incontro, la mia realtà stava cambiando radicalmente e così in fretta che faticavo a rendermi conto delle cose. Era troppo in quel momento per me, piccolo cucciolo smarrito.
Continuai a starle in braccio finché entrammo in uno strano posto, piccolo ma confortevole.
Là sopra a un certo punto senza usare le zampette mi muovevo comunque, che forza! Non dovevo neanche fare fatica! Da una cosa che chiamate finestrino intravedevo lo scorrere di quel mondo nuovo, che strana sensazione… era tutta una scoperta. Seduto sulle sue gambe, l’ascoltavo mentre cercava di rassicurarmi e in qualche modo ci riuscì perché una parte di me si sentiva al sicuro. Ho saputo poi che alcuni di noi in quelle circostanze si lasciano andare con bisognini o rigurgiti, mio Dio che vergogna. Sono orgoglioso di dire che a me non è successo, ho tenuto duro, ho resistito, ero un grande fin da piccolo.
Ricordo che insieme a noi c’erano altri esseri: un uomo che faceva camminare quello strano aggeggio e una donna. Non avevo ancora idea di chi fossero o cosa c’entrassero con noi. Lei ora era il mio unico punto fermo se così si può dire. Qualcosa mi diceva che non voleva farmi del male, che forse, forse mi potevo fidare e così, per il resto del viaggio, in braccio a lei in quella strana scatola mi addormentai.

‹‹Siamo arrivati!››
Arrivati dove? pensai svegliandomi di soprassalto.
‹‹Amore, patatino, ora vedrai la tua nuova casa, stai tranquillo…››
Tranquillo, già come no, vorrei vedere te al mio posto.
Scesi dalla scatola mobile continuai a starle in braccio e mi chiesi perché non mi facesse camminare da solo. A cosa mi servono le zampette se no? Entrati dalla soglia di quella che lei definì la mia nuova casa, mi mise delicatamente a terra.
Oddio dove sono? Cos’è questo posto? Tutto era estraneo, la paura prese il sopravvento e con foga cercai un modo per nascondermi.
‹‹Speriamo che gli piaccia stare qui, povero amore chissà che fifa deve avere. Cerchiamo di non fare rumori forti, dobbiamo farlo stare tranquillo, lasciargli il tempo di abituarsi.›› le sentii dire a fior di labbra.
Se credi che mi abituerò, sei un’illusa. Beh… quanto mi sbagliavo!
Comunque i primi momenti furono traumatici, l’unica aspirazione che avevo era trovare un posto dove rintanarmi per poter magari scomparire e chissà come andarmene. Purtroppo non c’erano vie di fuga e io decisamente scelsi quella sbagliata. Tentai di nascondermi sotto un grande oggetto chiamato divano, da cui non ci sarebbe passata nemmeno una formica. Ottenni solo di farli ridere… Beati voi che ridete pensai. Ero al colmo dello sconforto quando lei si mise a terra con me. Guardandomi cercò di trasmettermi qualcosa che a quel tempo non sapevo come definire… e d’istinto andai a rintanarmi sulle sue gambe. Mi coccolò a lungo, dicendomi tante parole dolci che ora ricordo con affetto.
D’un tratto sentii un rumore e atterrito mi guardai in giro. E ora cos’altro c’è? Da un angolo della porta, non lontano da noi, si affacciò qualcosa di non ben definito, anche lui aveva il pelo, e che pelo! Tutto rizzato, e quell’affare era bello grosso confronto a me.
Certo che sono proprio circondato da strani esseri… In questa cosa che si chiama mondo quanti tipi ce ne sono? Soprattutto io chi sono e lui cos’è?!
‹‹Lui è Sesy, il tuo nuovo fratellino.›› rispose lei, pur non avendo udito la domanda.
Il mio nuovo fratellino? Che, ti sei bevuta il cervello? Non vedi come siamo diversi? Non saprò ancora cosa sono, ma stai sicura che so distinguere i miei simili, mi prendi per stupido?
Invece era seria. Solo in seguito avrei capito che il concetto di famiglia poteva estendersi oltre i tuoi simili.
Questo essere chiamato Sesy (che poi scoprii appartenere alla specie dei “gatti”), inizialmente non si dimostrò molto amichevole. Cercava di evitarmi in tutti i modi. Col mio istinto sentii che era ferito e capii che era a causa mia, gli avevo invaso il territorio e soprattutto secondo lui gli stavo rubando lei.
Senti palla di pelo dagli occhi roteanti, io non c’entro niente, è lei che mi ha voluto, certo non il contrario. Tuttavia archiviai subito la questione, avevo altro a cui pensare io, l’urgenza di quel momento si chiamava volgarmente: pipì! Scesi dalle sue gambe pensando E mo’ dove la faccio? dove la faccio? A casa mia avevamo dei posti, ma qui? Che imbarazzo! Poi mi guardai intorno e la vidi. La mia oasi, la mia salvezza! L’aveva messa lei, Ma allora è intelligente! Mi fiondai, o per meglio dire rotolai goffamente, verso quella cosa a terra e dentro di me dissi: È lei, è lei! E accovacciato là sopra, senza ritegno feci una lunga e liberatoria pipì. Solo dopo, a pancia vuota, mi accorsi di essere osservato.
‹‹Patatino sei stato bravissimo! Come sei intelligente! L’hai fatta subito sulla traversina!››
Certo che sono intelligente, cosa credi? Ciò che chiamava traversina, me l’aveva fatta conoscere l’allevatore, c’ero già abituato, ma lei mica lo sapeva. Un punto in più per la mia nascente autostima!
Poi fui portato in un’altra stanza della nuova casa, dove mi fu detto c’era la mia cuccia, il posto dove avrei dormito.
Non vorrai lasciarmi tutto solo in questa cosa a dormire vero? E tu dove te ne andrai? Mi vuoi abbandonare?
Okay non era male come cuccia, aveva tutti i confort; era grande, con una bella coperta di lana, tanti giochi e dietro c’era disegnato qualcosa che credo rappresentasse la mia casa… però volevo i miei fratellini! Era una svolta troppo grande per me. Peccato non fosse che l’inizio.

Siccome sono sempre stato intelligente, capii immediatamente che a ogni essere vivente o meno, era assegnato un nome. Quando arrivò il tempo di sapere quale sarebbe stato il mio… oddio, posso solo dire che è stato tremendo, paragonabile al trauma di cambiare casa. Lo scelse lei figurarsi, e da questo ebbi la conferma che di sicuro _ come dal primo istante avevo sospettato _ non era una persona normale.
‹‹Patatino, vuoi sapere il tuo nome?›› ‹‹Tu mio cicciottino meraviglioso ti chiamerai: MISTER PIO! Ti piace?›› mi disse candidamente.
Prima di tutto vorrei sapere perché devo avere un nome se neanche so cosa sono.
In secondo luogo… mi spieghi perché il mio nome lo dovresti scegliere tu?
Ma soprattutto, in terzo luogo… cosa mi hai chiesto? Se mi piace? Ti rendi conto? Mister Pio?! Ma con tutti i nomi che ci sono! Non so, Ringhio, Maciste, Achille, Attila il flagello di Dio… come mi chiami? Mr Pio. Non capisci che fa ridere? Che mi prenderanno tutti in giro?
Ci pensate poi che figura avrei fatto un giorno con le belle femminucce focose?!
Io sono un macho! Fin da cucciolo lo si capiva.
Invece no, mi chiamerò Mr Pio… Pio disse che le era venuto in mente un giorno, così, senza motivo, pensando a me ancor prima che esistessi, ispirato a non so cosa, tipo al verso che fanno i pulcini _ wow, questo sì che mi consola _ e Mr solo per non far pensare che il mio nome si riferisse a padre Pio. Padre chi?!
A dire il vero col tempo mi abituai a quel nome ma sul momento la mortificazione fu troppo grande, direi che per quel giorno di svolte ne avevo avute fin troppe.

Viviana Re Fraschini