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Gruppi Facebook: poche gioie, molti dolori. Manuela Chicco

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Con la nascita dei social abbiamo assistito ad una crescita esponenziale di gruppi dedicati ai cani, di razza e non.

Nello specifico oggi faremo una panoramica sui gruppi di bulldog inglesi, poiché sono quelli che ci riguardano più da vicino e quelli di cui sicuramente molti di noi fanno parte.
Nella vastità dei gruppi possiamo fare una netta distinzione tra due categorie: gruppi che in qualche modo cercano di tutelare la razza e gruppi in cui tutto è ammesso e concesso.
I gruppi che hanno a cuore la razza e cercano di fare buona informazione sono veramente pochi.
In questi il ruolo principale è giocato dagli ammistratori e dai moderatori che si occupano di “vigilare” i vari post, facendo rispettare le regole del gruppo, normalmente non fanno pubblicità a cucciolate senza pedigree, a richieste di accoppiamenti tra cani non testati o senza pedigree e vietano la “prescrizione” di farmaci tra utenti,  che si basano solamente su quella che è la propria esperienza personale, facendo talvolta danni reali.
Per gli admin diventa, in alcuni casi, un vero e proprio impegno a 360°, il tutto viene fatto con l’unico scopo:   far si che passi la giusta informazione, cercando di tutelare chi si avvicina a questa, tanto favolosa quanto problematica, razza.
Il neofita trova in questi gruppi ottimi consigli: dalle informazioni su quali siano i documenti da richiedere quando ci si appresta ad acquistare un cucciolo, al fine di non incappare nel cagnaro  di turno, alle informazioni precise su quelle che possono essere le varie problematiche che affliggono i nostri bulldog, anche col confronto con gli altri utenti.
L’altra categoria di gruppi, purtroppo la stragrande maggioranza, non ha regole, regna l’anarchia assoluta, tutti postano di tutto: dalla vendita di cani con colori esotici o spudoratamente venduti da cagnari, alla prescrizione del cortisone con tanto di dosaggio, consigliato come se fosse acqua fresca, alle diagnosi formulate guardando una fotografia, senza avere la ben che minima nozione veterinaria, spesso per problematiche dermatologiche, cosa che nessun bravo professionista si sognerebbe di fare.
Frequentemente  si assiste a vere e proprie lotte, tra chi cerca di fare corretta informazione e chi invece è per Il “va bene tutto basta che ci sia l’ammmore”.
La cosa più  disarmante di questi gruppi, che in teoria dovrebbero nascere per condividere esperienze, è  che in realtà finiscono per essere un modo per dar spazio ai cagnari. Spazio e visibilità a chi vende cani accoppiati senza alcun criterio, senza alcun test, e soprattutto senza pedigree e quando qualcuno che ha ancora qualche rotella funzionante nel cervello, prova a far capire certi concetti viene letteralmente lapidato o addirittura bannato.
Molti utenti usano i gruppi per chiedere consigli medici  “in attesa di andare dal veterinario”, sappiamo benissimo che dal veterinario la maggior parte dei cani non  andrà, perché spendere 50 o 100€ quando si può avere una diagnosi “aggratis”?
Questi proprietari useranno le terapie consigliate da altri utenti, il più delle volte mettendo in serio pericolo la vita del proprio cane, compromettendo terapie future, creando resistenza ai farmaci, creando problemi gastrointestinali, addirittura causando la morte del cane.
Altra categoria di utenti, i più scellerati, sono quelli che postano video di cani in palese difficoltà e a rischio vita, chiedendo anche in questo caso consigli sul da farsi quando l’unica cosa che si dovrebbe fare è prendere il cane e portarlo dal proprio veterinario che, da professionista serio e attento, fornisce la propria reperibilità in caso di emergenza.
Si assiste a vere e proprie morti annunciate, dal cane in crisi respiratoria da oltre un ora alla bulla in travaglio da  un giorno, dal cucciolo di 45 giorni già in famiglia ( sic!) al bullo che prende il sole in spiaggia con 40 gradi all’ombra o viene messo in auto a temperature proibitive.
Chi ha un bulldog, ma non solo, deve essere in grado di aiutare il proprio cane in caso di emergenza, deve avere il numero del veterinario in caso di necessità 24/24h o qualora non fosse possibile avere il numero di un pronto soccorso veterinario, chi prende un cane di razza, e soprattutto un bulldog, dovrebbe essere in grado di riconoscere le patologie più comuni e avvalersi di veterinari competenti ed esperti nella razza. I gruppi possono essere un valido supporto, ma NON devono  MAI sostituire la figura dei professionisti.
Altra nota dolente sono le richieste di accoppiamenti: per alcuni è sicuramente un modo per potersi tenere un erede del proprio cane, e in questo caso consigliamo di rivolgerso per tutti i consigli e l’aiuto al proprio allevatore, ma per molti è solo un modo per poter guadagnare due soldi sulla pelle del proprio cane. A nulla vale spiegare l’importanza dei test sulle malattie ereditarie di fornire un pedigree a chi acquista il cucciolo, la difficoltà della gravidanza, del parto e della gestione della cucciolata, si viene sempre additati per quelli che fanno gli interessi degli allevatori, senza che nessuno comprenda che fare l’interesse dell’allevamento serio è fare l’interesse della razza in termini di salute e standard. L’obiezione più assurda è che  la cagna chiede di procreare e che i loro cani non hanno bisogno di test perché stanno benissimo.
 Il più delle volte è una vera e propria battaglia contro i mulini a vento, raramente chi si appresta a far accoppiare il proprio cane cambia idea, mala speranza è sempre quella di far cambiare idea fosse anche a una persona.
Gestire un gruppo è una responsabilità, fare informazione corretta è lo scopo principale. Utilizzare i gruppi per lucrare sugli animali alimenta traffico di cuccioli di dubbia provenienza, poiché spesso, troppo spesso le cucciolate casalinghe non sono altro che un sistema su scala ridotta di smerciare cuccioli dei cucciolifici, due riproduttori, niente DNA, e il giochino è fatto. Ma anche cuccioli nati da cucciolate improvvisate spesso pagano a caro prezzo la sfortuna di essere nati da certi personaggi.
Gestire un gruppo è aver voglia di cambiare tutto questo. Si fa fatica ma non si molla.
Manuela Chicco.