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Il diritto alla salute. Avv. Margherita De Gennaro

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“Nessun uomo può esercitare alcuna tirannia o crudeltà verso gli animali tenuti dall’uomo per il proprio utilizzo”.

Così già sanciva nel 1641 la Corte Generale del Massachusetts, introducendo la prima -seppure parziale- norma per la protezione degli animali.
Nel corso dei secoli, attraverso una graduale presa di coscienza, l’uomo ha riconosciuto gli animali anche quali preziosi e inseparabili compagni della propria esistenza a cui garantire adeguate condizioni di vita e di tutela.
E’ solo con l’avvento dell’era moderna tuttavia che anche il Diritto riconosce e tutela l’importanza degli animali. In particolare nel XX secolo si è accesso all’interno della società un vero e proprio dibattito relativo al problema della tutela della vita dell’animale; dibattito che ha condotto vari stati a siglare nella sede dell’Unesco a Parigi la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Animale (15 ottobre 1978). Tale dichiarazione costituisce il primo provvedimento internazionale che impone ed educa al rispetto di ogni forma di vita. Siffatto Documento tuttavia non ha alcun valore sul piano giuridico-legislativo, rappresentando soltanto una dichiarazione di intenti da parte dell’uomo nei confronti degli animali.


Ciò ha spinto però l’Europa ad avviare un percorso culturale e legislativo finalizzato a tutelare gli animali quali esseri viventi e in particolare a garantire loro il benessere. A tal fine è necessario che vengano assicurati agli animali almeno i bisogni essenziali i quali possono assurgere a delle vere e proprie libertà.

• Libertà dalla fame, dalla sete e dalla cattiva nutrizione, mediante il facile accesso all’acqua fresca e a una dieta in grado di favorire lo stato di salute;
• Libertà di avere un ambiente fisico adeguato, comprendente ricoveri e una zona di riposo confortevole;
• Libertà da malattie, ferite e traumi, attraverso la prevenzione o la rapida diagnosi e la pronta terapia;
• Libertà di manifestare le caratteristiche comportamentali specie-specifiche, fornendo spazio sufficiente, locali appropriati e la compagnia di altri soggetti della stessa specie;
• Libertà dal timore, assicurando condizioni che evitino sofferenza mentale.


Anche all’interno del panorama europeo vi sono stati sviluppi legislativi che hanno portato il Consiglio d’Europa a rivolgere l’attenzione alla protezione degli animali attraverso la stipulazione di numerose Convenzioni a tutela della vita e della salute degli animali. Sul solco di tale apertura si annovera il Trattato di Lisbona (13 dicembre 2007) con il quale l’Unione Europea ha riconosciuto la natura degli animali quali esseri senzienti.
Per effetto del suindicato Trattato gli Stati Membri si impegnano a garantire le esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti e a rispettare nel contempo le disposizioni legislative o amministrative e le consuetudini degli Stati Membri per quanto riguarda, in particolare, i riti religiosi, le tradizioni culturali e il patrimonio regionale.
La novità più prorompente riguarda sicuramente la tutela della dimensione morale degli animali in quanto per la prima volta è stata riconosciuta la sensibilità in capo agli animali con conseguente possibilità degli stessi di provare sofferenza e dolore, analogamente a quanto accade negli esseri umani.
Nel novembre 1987 inoltre è stata firmata la Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, ratificata dall’Italia con la Legge 201 del 2010 e successivamente l’Italia ha adottato la legge quadro in materia di tutela degli animali d’affezione e lotta al randagismo del 14 agosto 1991, n. 281. Tale legge è molto importante in tema di tutela degli animali perché con essa l’Italia è tra i primi Paesi al mondo a sancire il seguente principio fondamentale: “Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali d’affezione, condanna gli atti di crudeltà contro gli stessi, i maltrattamenti e il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente”. L’Italia pertanto ha riconosciuto in via generale il diritto alla vita e alla salute di tutti gli animali, garantendo anche i cani e gatti randagi. La grande novità in particolare consiste nel divieto di soppressione di cani e gatti randagi, con la sola eccezione dei soggetti gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità.
Un ulteriore passo in avanti si è avuto con l’Accordo del 6 febbraio 2003, siglato in sede di Conferenza Stato-Regioni, tra il Ministero della Salute, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano. Ancora una volta l’Italia (nonostante la critichiamo sempre!!) è promotrice di novità culturali e portatrice di sensibilità relativamente al tema del benessere dell’animale che, aimè, in molti altri Paesi è ancora taciuto. Tale accordo, dando attuazione alla Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, sancisce alcuni principi fondamentali finalizzati a garantire una vera e propria relazione tra l’uomo e gli animali da compagnia, basata sul rispetto dell’uomo verso gli animali. Con ciò si vuole altresì favorire lo sviluppo di una cultura di rispetto anche nell’ambito delle realtà terapeutiche innovative, quali ad esempio la pet-therapy. In particolare, l’Accordo prevede che chiunque conviva con un animale d’affezione o abbia accettato di occuparsene, è responsabile della sua salute e del suo benessere, deve provvedere alla sua sistemazione e a fornirgli adeguate cure e attenzioni e deve tener conto dei suoi bisogni fisiologici ed etologici, secondo l’età, il sesso, la specie e la razza.
I doveri del padrone dunque sono i seguenti:

  1. rifornirlo di cibo e di acqua in quantità sufficiente e con tempistica adeguata;
  2. assicurargli le necessarie cure sanitarie ed un adeguato livello di benessere fisico ed etologico;
  3. consentirgli un’adeguata possibilità di esercizio fisico;
  4. prendere ogni possibile precauzione per impedirne la fuga;
  5. garantire la tutela di terzi da aggressioni;
  6. assicurare la regolare pulizia degli spazi di dimora.
    Ricordatevi, pertanto, che prendere un cane significa adottarlo e adottare significa prendersi cura in toto di un essere vivente il quale, in quanto tale, ha bisogno di amore e cura.
    Dopo l’excursus culturale e legislativo sulle tappe che hanno portato l’ordinamento ad avere attenzione al diritto alla salute e alla vita del cane, vorrei trattare con voi un caso concretamente verificatosi dove la tutela dei beni giuridici vita e salute dell’animale viene messa in discussione e indovinate da chi … proprio da un veterinario!!
    Il caso è stato affrontato dalla Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 38409 del 2018, con la quale la Corte ha affermato la possibilità di ritenere colpevole per maltrattamento di animali il veterinario, di guardia al canile sanitario, che omette di fornire cibo e cure al cane investito da un’automobile lasciandolo per giorni presso il canile stesso senza assistenza. Per la configurazione del reato previsto e punito dall’art. 544-ter c.p. rileva anche la condotta omissiva.
    Nel caso in esame il veterinario ometteva di sottoporre a cura farmacologica e a somministrazione di cibo il cane provocando a quest’ultimo, già in condizioni di salute compromesse a seguito dell’incidente, sofferenze così gravi da causargli la morte. In particolare il cane rimaneva per giorni chiuso in canile senza alcuna assistenza.
    Ad avviso del Tribunale però, essendo la condotta del veterinario omissiva non si configurerebbe il reato di maltrattamento di cui all’art. 544-ter c.p.; tale norma, per di più richiede altresì la sussistenza del dolo specifico, non ravvisabile nel caso di specie. Siffatta motivazione è stata tuttavia contestata dalla Corte di Cassazione, la quale con la sentenza suindicata, difendendo il diritto alla salute e alla vita del cane, ha precisato innanzitutto che il delitto previsto dall’art. 544-ter c.p., è delineato come reato a forma libera che punisce due condotte: 1) il cagionare una lesione a un animale;
    2) il sottoporlo a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili;
    condotte, queste, che devono essere realizzate “per crudeltà o senza necessità” e che non necessariamente devono realizzarsi in modo attivo o commissivo, potendo le stesse rilevare penalmente anche in forma omissiva, purché l’agente sia destinatario di un obbligo giuridico di impedimento del verificarsi dell’evento lesivo.
    Sul punto la Corte ha rilevato come il veterinario sia proprio un soggetto avente un obbligo giuridico di impedire l’evento lesivo; infatti, ai sensi dell’art. 14 del codice deontologico dei medici veterinari, il veterinario “ha l’obbligo, nei casi di urgenza ai quali è presente, di prestare le prime cure agli animali nella misura delle sue capacità e rapportate allo specifico contesto, eventualmente anche solo attivandosi per assicurare ogni specifica e adeguata assistenza”. Il fatto che il veterinario abbia avuto un comportamento omissivo, non impedisce dunque a configurare la condotta come penalmente rilevante.
    La Cassazione, inoltre, ha affermato che l’elemento soggettivo richiesto dal delitto in esame non è il dolo specifico (come sostenuto dal Tribunale in primo grado) ma il dolo generico, che sussiste quando l’agente, in maniera deliberata, realizzi una delle condotte indicate dalla fattispecie in esame “per crudeltà o senza necessità”. L’agente cioè si deve essere chiaramente rappresentato la possibilità di verificazione dell’evento concreto (la lesione a un animale ovvero che lo stesso sia sottoposto a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili), e ciò nonostante, si è determinato ad agire comunque, anche a costo di causare l’evento lesivo, aderendo ad esso, per il caso in cui si verifichi.
    Nel caso di specie, tuttavia, non essendo chiari alcuni profili e in particolare se, in relazione all’elemento soggettivo, in capo al veterinario sia prefigurabile il dolo eventuale ovvero la colpa, (il che escluderebbe la rilevanza penale della sua condotta) e altresì se la sua condotta omissiva abbia avuto un’efficienza causale rispetto al verificarsi dell’evento morte del cane, la Corte di Cassazione ha rinviato al giudice del merito il riesame dei fatti di causa, essendo alla Stessa ciò precluso per legge.

Per nostra fortuna, però, sono piuttosto rari i veterinari che agiscono in questo modo o meglio che omettono di agire, essendo la maggior parte di loro dei veri e propri “angeli custodi” dei nostri quattro zampe!

Avv. Margherita De Gennaro

DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’ANIMALE
Unesco, Parigi, 15 ottobre 1978
Premessa:

Considerato che ogni animale ha dei diritti;

considerato che il disconoscimento e il disprezzo di questi diritti hanno portato e continuano a
portare l’uomo a commettere crimini contro la natura e contro gli animali;

considerato che il riconoscimento da parte della specie umana del diritto all’esistenza delle
altre specie animali costituisce il fondamento della coesistenza delle specie nel mondo;

considerato che genocidi sono perpetrati dall’uomo e altri ancora se ne minacciano;

considerato che il rispetto degli animali da parte degli uomini è legato al rispetto degli uomini
tra loro;

considerato che l’educazione deve insegnare sin dall’infanzia ad osservare, comprendere,
rispettare e amare gli animali.

Si proclama:


Articolo 1
▪ Tutti gli animali nascono uguali davanti alla vita e hanno gli stessi diritti all’esistenza.


Articolo 2
▪ a) Ogni animale ha diritto al rispetto;
▪ b) l’uomo, in quanto specie animale, non può attribuirsi il diritto
di sterminare gli altri animali o di sfruttarli violando questo diritto.
Egli ha il dovere di mettere le sue conoscenze al servizio degli animali;
▪ c) ogni animale ha diritto alla considerazione, alle cure e alla protezione dell’uomo.


Articolo 3
▪ a) Nessun animale dovrà essere sottoposto a maltrattamenti e ad atti crudeli;
▪ b) se la soppressione di un animale è necessaria, deve essere istantanea, senza dolore, nè angoscia.


Articolo 4
▪a) Ogni animale che appartiene ad una specie selvaggia ha il diritto di vivere libero nel suo ambiente naturale terrestre, aereo o acquatico e ha il diritto di riprodursi;
▪b) ogni privazione di libertà, anche se a fini educativi, è contraria a questo diritto.


Articolo 5
▪ a) Ogni animale appartenente ad una specie che vive abitualmente nell’ambiente dell’uomo ha
diritto di vivere e di crescere secondo il ritmo e nelle condizioni di vita e di libertà che sono proprie della sua specie;
▪ b) ogni modifica di questo ritmo e di queste condizioni imposta dall’uomo a fini mercantili è
contraria a questo diritto.


Articolo 6
▪a) Ogni animale che l’uomo ha scelto per compagno ha diritto ad una durata della vita conforme alla sua naturale longevita’;
▪b) l’abbandono di un animale è un atto crudele e degradante.
Articolo 7
Ogni animale che lavora ha diritto a ragionevoli limitazioni di durata e intensità di lavoro, ad
un’alimentazione adeguata e al riposo.
Articolo 8
▪ a) La sperimentazione animale che implica una sofferenza fisica o psichica è incompatibile con i
diritti dell’animale sia che si tratti di una sperimentazione medica, scientifica, commerciale, sia
d’ogni altra forma di sperimentazione;
▪b) le tecniche sostitutive devono essere utilizzate e sviluppate.

Articolo 9
Nel caso che l’animale sia allevato per l’alimentazione deve essere nutrito, alloggiato, trasportato e ucciso senza che per lui ne risulti ansietà’ e dolore.


Articolo 10
▪a) Nessun animale deve essere usato per il divertimento dell’uomo;
▪ b) le esibizioni di animali e gli spettacoli che utilizzano degli animali sono incompatibili con la
dignità dell’animale.


Articolo 11
Ogni atto che comporti l’uccisione di un animale senza necessità è un biocidio, cioè un delitto
contro la vita.


Articolo 12
Ogni atto che comporti l’uccisione di un gran numero di animali selvaggi è un genocidio, cioè un delitto contro la specie;
▪ b) l’inquinamento e la distruzione dell’ambiente naturale portano al genocidio.
Articolo 13
▪a) L’animale morto deve essere trattato con rispetto;
▪b) le scene di violenza di cui gli animali sono vittime devono essere proibite al cinema e alla
televisione salvo che non abbiano come fine di mostrare un attentato ai diritti dell’animale.
Articolo 14
▪ a) Le associazioni di protezione e di salvaguardia degli animali devono essere rappresentate a livello governativo;
▪b) i diritti dell’animale devono essere difesi dalla legge come i diritti dell’uomo.


La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Animale, redatta dalla Lega Internazionale
dei Diritti dell’Animale, è stata presentata a Bruxelles il 26 gennaio 1978 e sottoscritta
da personalità del mondo filosofico, giuridico, scientifico; successivamente è stata
proclamata a Parigi, presso la sede dell’Unesco il 15 ottobre 1978, presenti Remy
Chauvin, etologo e scrittore. Alfred Kastler, premio Nobel per la fisica, S.E. Hamza
Boubakeur, rettore dell’Istituto Mussulmano della Moschea di Parigi, il Prof. Georges
Heuse.
La delegazione italiana era costituita dalla Dr. Laura Girardello, dal Dr. Giovanni
Peroncini, dal Prof. Mario Girolami e dalla Prof. Clara Genèro.