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Ma di chi è questo cane? Avv. Margherita De Gennaro

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Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 17145 del 2017

La Corte di Cassazione, sez. Penale, con la sentenza n. 17145 del 2017 ha sostenuto che colui che si prende cura anche temporaneamente di un cane randagio, sfamandolo, assume la qualità di custode dello stesso.

Conseguentemente il custode, in quanto detentore del cane, assume una posizione di garanzia con relativo obbligo di controllare e gestire il cane adottando ogni forma di cautela per evitare la causazione di danni nei confronti di terzi soggetti, a prescindere dal fatto che il custode/detentore sia anche proprietario del cane.


Nel caso di specie affrontato dalla sentenza suindicata, un signore, proprietario di una villetta veniva accusato di aver commesso il reato di lesioni colpose a danno di un passante che, in prossimità della villetta, veniva attaccato in modo repentino da due cani, usciti dal giardino della villetta. Il proprietario della villetta veniva di conseguenza punito per il reato di lesioni colpose in quanto ritenuto colpevole di omessa custodia dei cani, nonostante lo stesso non fosse proprietario dei due cani.

Quest’ultimi, infatti, erano cani randagi di cui il proprietario della villetta si prendeva cura in modo saltuario. Il proprietario della villetta ricorreva pertanto in Cassazione ritenendo responsabile dell’accaduto il Comune.

CHE COS’E’?
Se non vi è dubbio che il proprietario è colui che ha il diritto di godere e di disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi stabiliti dall’ordinamento giuridico, maggiori dubbi sorgono in tema di Custode e Detentore.
Il custode è colui che sulla base di un negozio giuridico gratuito si assume l’obbligo di sorvegliare, proteggere e vigilare la cosa oggetto del suo controllo. In tal caso si richiede al custode durante lo svolgimento del suo incarico di adottare la c.d. diligenza del buon padre di famiglia e inoltre l’impossibilità dello stesso di utilizzare la cosa o di darla in custodia ad altri, a meno che non ci sia il consenso del proprietario. Il custode, tuttavia, seppure assume tale incarico in modo del tutto gratuito è responsabile degli eventuali danni derivanti a terzi soggetti dalla cosa; si pensi ad esempio al caso in cui un cane viene dato in custodia ad un soggetto e detto cane aggredisca un terzo.
L’ordinamento giuridico regola siffatta ipotesi di responsabilità del custode all’art. 2051 del codice civile, in forza del quale il custode risponde sul piano civile dei danni cagionati dalle cose in custodia. A riguardo si è parlato addirittura di una forma di responsabilità oggettiva in quanto il custode risponderebbe per il semplice fatto di assumere la qualità di custode della cosa, a prescindere dalla sussistenza di una sua colpa, dal punto di vista oggettivo. Basterebbe cioè il mero rapporto di custodia tra il responsabile e la cosa che ha dato luogo all’evento lesivo.
Diversamente il detentore è colui che ha la disponibilità di una cosa ma che riconosce tuttavia la proprietà altrui della stessa. Il detentore, infatti, non ha affatto la volontà di esercitare poteri sulla res a nome proprio, poiché la sua relazione con la cosa si fonda sempre sulla titolarità di un diritto personale di godimento nell’interesse proprio.

La Corte di Cassazione, tuttavia, con il caso in questione ha colto l’occasione per ricordare che colui che detiene un cane, anche solo in modo temporaneo, assume una posizione di garanzia con il conseguente obbligo di controllare e custodire l’animale adottando ogni cautela per evitare e prevenire possibili aggressioni a terzi, anche all’interno della propria abitazione.


Siffatta posizione di garanzia, in particolare, verrebbe assunta a prescindere dal fatto che il detentore sia anche proprietario del cane in quanto “L’obbligo di custodia sorge ogniqualvolta sussista una relazione anche di semplice detenzione tra l’animale e una data persona”.
Ciò è confermato altresì dall’art. 672 del codice penale, rubricato “Omessa custodia e mal governo dell’animale”
in forza del quale sorge l’obbligo di custodia ogni qualvolta sussista una relazione anche di semplice detenzione tra l’animale e una data persona, non essendo necessario un rapporto di proprietà in senso civilistico.

proprietà in senso civilistico.

ART. 672 C.P. Omessa custodia e mal governo dell’animale

Chiunque lascia liberi, o non custodisce con le debite cautele, animali pericolosi da lui posseduti, o ne affida la
custodia a persona inesperta, è punito con la sanzione amministrativa da venticinque euro a duecentocinquantotto euro.
Alla stessa sanzione amministrativa soggiace:
1) chi, in luoghi aperti, abbandona a se stessi animali da tiro, da soma o da corsa, o li lascia comunque senza custodia, anche se non siano disciolti, o li attacca o conduce in modo da esporre a pericolo l’incolumità pubblica, ovvero li affida a persona inesperta;
2) chi aizza o spaventa animali, in modo da mettere in pericolo l’incolumità delle persone.

La Corte di Cassazione, nel caso di specie, facendo riferimento anche a quest’ultima norma, ha riconosciuto la sussistenza di una relazione stabile di detenzione dei due animali da parte dell’imputato che volontariamente se ne era assunto la custodia nonostante l’assenza di un titolo formale di proprietà. Proprio a fronte di siffatta qualificazione, il proprietario della villetta è stato ritenuto responsabile del reato di lesioni colpose a danno del passante.

Avv. Margherita De Gennaro


Testo originale

Cass. pen., Sent., (ud. 17-01-2017) 05-04-2017, n. 17145
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE QUARTA PENALE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. CIAMPI Francesco Maria – Presidente –
Dott. BELLINI Ugo – rel. Consigliere –
Dott. PEZZELLA Vincenzo – Consigliere –
Dott. TANGA Antonio Leonardo – Consigliere –
Dott. CENCI Daniele – Consigliere –
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
G.F., nato il (OMISSIS);
avverso la sentenza del 26/11/2015 del TRIBUNALE di TERMINI IMERESE;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 17/01/2017, la relazione svolta dal Consigliere UGO BELLINI;
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. LUCA TAMPIERI che ha concluso per la inammissibilità del ricorso;
Udito il difensore del ricorrente Avv. Gabriele Terranova quale sostituto processuale dell’avv.to Maria Pia Capiso che si riporta ai motivi di ricorso insistendo nel loro accoglimento.
Svolgimento del processo

Il Tribunale di Termini Imerese con la sentenza impugnata, in parziale riforma della decisione del Giudice di Pace di Termini Imerese il quale aveva riconosciuto G.F. colpevole del reato di lesioni personali colpose ai danni di I.V., in ragione della omessa custodia di due cani che avevano aggredito e morso la persona offesa, rideterminava la pena applicata nei suoi confronti in Euro 200 di multa, confermando per il resto la gravata sentenza e in particolare la statuizione di condanna al risarcimento del danno a favore della parte civile.

  1. In particolare il giudice di appello riconosceva la posizione di garanzia in capo al G. quale custode dei cani, che erano usciti da un varco della sua abitazione prima di aggredire il passante, nonchè quale soggetto che aveva rassicurato lo I., al momento dell’incrocio, sul fatto che gli animali erano miti e non aggressivi.
  2. Avverso tale pronuncia ricorreva l’imputato denunciando inosservanza e erronea applicazione della legge penale stante la assenza di qualsivoglia relazione di appartenenza dei cani al G., essendo stato rilevato dalla stessa polizia municipale la condizione di randagismo dei suddetti cani, ai quali era somministrata una profilassi antirabbica e ne veniva accertata l’assenza di microchip. Da tali accertamenti se ne doveva inferire che gli animali erano sotto la responsabilità del comune che ne avrebbe dovuto disporre la destinazione al canile municipale, mentre il fatto che gli stessi fossero stati visti uscire dalla villetta in cui abitava il G., indicava solo che gli animali vi si erano introdotti del tutto fortuitamente, anche in ragione del fatto che il prevenuto li accudiva saltuariamente senza peraltro instaurare con essi nessuna relazione giuridicamente rilevante. Sul punto deduceva altresì vizio motivazionale per carenza di struttura argomentativa ridondante anche quale violazione di legge in punto ad obbligo motivazionale.
    Motivi della decisione
  3. In materia di lesioni colpose è costante l’insegnamento della Corte di Cassazione la posizione di garanzia assunta dal detentore di un cane impone l’obbligo di controllare e di custodire l’animale adottando ogni cautela per evitare e prevenire le possibili aggressioni a terzi anche all’interno dell’abitazione (sez. 4 16.12.2011 n.18814), laddove la pericolosità del genere animale non è limitata esclusivamente ad animali feroci ma può sussistere anche in relazione ad animali domestici o di compagnia quali il cane, di regola mansueto così da obbligare il proprietario ad adottare tutte le cautele necessarie a prevenire le prevedibili reazioni dell’animale (sez. 4, 10.1.2012 n. 6393).
    D’altro canto i giudici di merito hanno adeguatamente rappresentato come l’insorgere della posizione di garanzia relativa alla custodia di un animale prescinde dalla nozione di appartenenza, di talchè risulta irrilevante il dato della registrazione del cane all’anagrafe canina ovvero dalla apposizione di un micro chip di identificazione, atteso che l’obbligo di custodia sorge ogni qualvolta sussista una relazione anche di semplice detenzione tra l’animale e una data persona, in quanto l’art. 672 cod. pen. collega il dovere di non lasciare libero l’animale o di custodirlo con le debite cautele al suo possesso, da intendere come detenzione anche solo materiale e di fatto, non essendo necessaria un rapporto di proprietà in senso civilistico (sez. 4, 2.7.2010, Vallone, Rv. 248090).
  4. Nel caso che ci occupa non emergono pertanto nella struttura motivazionale carenze e contraddittorietà da cui potersi trarre che nei confronti dell’imputato potesse essere escluso un potere di controllo sull’animale e quindi di garanzia, ma al contrario il giudice di appello ha fornito adeguata giustificazione delle ragioni che lo hanno indotto a ritenere il G. detentore e custode dei due animali.
    Invero, in maniera del tutto coerente alle emergenze processuali, la corte territoriale ha dato atto che i cani erano fuoriusciti dal cancello dell’abitazione del prevenuto, da questi aperto; ha inoltre rappresentato che dall’istruttoria testimoniale era emerso che l’imputato era solito accudire i due cani, dando loro da mangiare sebbene in maniera occasionale; risultava ammesso dalla stessa difesa dell’imputato che il G. aveva rassicurato il pedone sulla indole docile e non mordace degli animali.
  5. Alla stregua di tali circostanze il giudice di appello inferiva, con ragionamento assolutamente logico e privo di incongruenze che, a prescindere dall’appartenenza degli animali al G., si era inequivocabilmente costituito una relazione di detenzione tra i prevenuto e i due cani che frequentavano il cortile delimitato della sua abitazione, trovando ivi ricovero e cibo e rispetto ai quali il ricorrente si era volontariamente assunto la custodia, facendoli uscire dal cancello della propria abitazione che immette sulla pubblica via percorsa da pedoni e rassicurando la persona offesa, timorosa all’approccio, sulla indole non aggressiva dei cani, determinando pertanto l’affidamento dello I. sulla non pericolosità dell’incrocio.
    Il ricorso deve pertanto essere rigettato e il ricorrente va condannato al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 17 gennaio 2017.
Depositato in Cancelleria il 5 aprile 2017