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Te lo racconto io il Bulldog: Io e Camilla. Alessia de Caro

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Sì, Cami… come diresti tu <<se finalmente potessi parlare>>… ce l’ho fatta, sto scrivendo qualcosina su di noi…

Ma non di quando ti ho vista per la prima volta e ho deciso all’istante di prenderti, perché che fossi una piccola gnocca era più che evidente a tutti… Voglio solo cercare di farti capire quanto tu abbia reso più bella la mia vita da quando, in un freddo giorno di febbraio di due anni, fa sei entrata a far parte di me.

Il fatto è che mi è sempre risultato difficile parlare di cose personali e tu sei l’esserino più “personale” della mia vita. Sei entrata timidamente, in punta di zampa, nella nostra casa e ti sei appropriata, con una paraculaggine tutta tua, del divano, del letto e, ovviamente, del mio cuore.

Il fatto è che vorrei raccontare di te e della dolcezza che ti porti dentro, del tuo essere schiva con tutti perché la fiducia la riponi in pochissime persone… Vorrei raccontare di te e delle attenzioni che mi riservi ogni giorno perché tu con i tuoi occhioni epressivi non mi abbandoni mai…e non perdi di vista la porta finché non ritorno a casa quando esco…

Il fatto è che noi due siamo una famiglia, una piccola tribù con le sue regole assurde ma vigenti. Non possiamo non coccolarci la mattina appena sveglie…altrimenti che giornata sarebbe?

Non possiamo non fare colazione assieme mentre ascoltiamo con estrema attenzione il TG delle 6:30  (ormai sono quasi convinta che tu potresti scrivere un articolo da premio Pulitzer se solo volessi). Non possiamo guardare film polizieschi perché tu (evidente prova della metempsicosi) devi essere stato un cane poliziotto nella tua precedente esistenza; riesci a capire fin da subito chi è l’assassino in ogni film (abbaiando non appena il malcapitato appare in scena) rovinando la visione di qualsiasi pellicola da Oscar. Non possiamo non addormentarci appiccicate perché noi dobbiamo sentirci vicine, anche se ogni tanto russi come uno scaricatore di porto esausto e mi rileghi ad un angolino del letto mentre tu dormi spaparanzata a quattro di bastoni.

 

Il fatto è che io …piccolina mia… non saprei più stare senza di te perché ti voglio un bene infinito… che tu non sei ‘solo un cane’ ma il baricentro della mia vita e che – come una volta abbiamo letto su un libro che ci piace – sai sempre come ricordarmi che ho un cuore e che questo cuore mi serve, anche quando mi convinco di poterne fare a meno.

Alessia De Caro

 

D.C