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Te lo racconto io il Bulldog: Io e Giorgia. Serena Cianfano.

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Capita che le coppie, quando sono state in crisi e sono riuscite a recuperare il loro rapporto, abbiano bisogno di coronare questa ritrovata armonia con qualcosa che la cementi.
Alcune coppie decidono di sposarsi, se sono sposate già di fare dei figli e ce ne sono altre che decidono di prendere un cane.

Vedrai – mi disse Angelo, il mio compagno ai tempi – sarà meraviglioso avere per casa un cucciolo!
Lo guardai con un po’ di malcelato scetticismo. “Dici, eh?” dissi provando a dissimulare. “Ma almeno hai deciso che cane vuoi?”
Angelo a quella domanda fece un sorriso a 84 denti.
“Ma certo!” mi rispose con una gaiezza che mi diede quasi i nervi. “Sarà un bulldog inglese!!”
Un… che? Bulldog inglese? Ma non sarà per caso uno di quei cani con le zampe lunghe 8 centimetri, tutta panza, il muso rincagnato e lo sguardo truce? Pensai tra me e me.
“Andiamo bene…” mormorai sconsolata mentre stavamo dirigendoci verso l’incontro con il fantomatico bulldog. Voltai lo sguardo fuori dal finestrino pensando che avrei avuto in casa per gli anni a venire un piccolo Gremlin. Io! Io che avevo sempre avuto per casa “signori” cani: pastori tedeschi, pastori maremmani e abruzzesi. Cosa avrei dovuto farci con uno di quei mostriciattoli a cui facevi prima a saltare in testa che a girare intorno?

Arrivammo in quel negozio di animali ed io mi guardai intorno tra il sorpreso e l’infastidito. Tutti quegli animali in quelle teche di vetro, guardavano fuori con i loro occhi tristi e spauriti.
Manifestai un profondo senso di disagio e la voglia di andarmene subito.
“Non fare la solita” mi riprese Angelo “Giorgia è già nostra. Dobbiamo solo prenderla. Poi potremo andar via di corsa.”
“Giorgia?” Ripetei ad alta voce. “Ma non avremmo dovuto chiamarci nostra figlia con quel nome?” Chiesi.
Angelo fece spallucce.
“E’ arrivata prima la cucciola… lei si chiamerà Giorgia. A nostra figlia penseremo poi…”.
Annuii e guardai Angelo e compresi in quel momento che nessuno dei due credeva alla possibilità di avere dei figli nostri. Ci sorridemmo e facemmo finta di nulla e fu in quel preciso istante che arrivò l’addetta del negozio con qualcosa in braccio. Si diresse a passo spedito verso di noi.
“Ecco Giorgia!” Esclamò lei con voce stridula. Io spostai i miei occhi da lei al fagottino che recava in braccio. Sembrava troppo piccola e magra per avere quattro mesi. Aveva un collarino rosso che le andava enorme ed un manto di colore bianco e beige. Ma non fu quello che mi colpì di lei… ciò che mi trapassò l’anima fu l’incontro con i suoi occhi. La guardai e lei mi piantò quelle iridi nere, profonde ed indomite direttamente nel cuore ed il mio cuore da quel momento fu insindacabilmente suo e solo suo.
La presi in braccio e la portai fuori da quel posto che mi faceva orrore. Lasciai Angelo ad espletare tutte le pratiche per i documenti e non salutai nemmeno la donna che ce l’aveva portata. Uscimmo fuori io e lei, al sole di quella giornata di novembre insolitamente calda, mentre continuavo ad avere i suoi opali piantati addosso.
“Non ti preoccupare, Giorgia” le dissi, assaporando il suo nome sulle labbra. “Non so cosa tu abbia passato. Ma con me non ti succederà mai più niente. Sarai protetta ed amata. Te lo prometto!” Lei mi infilò quel muso rincagnato, che più che altro sembrava un viso, nell’incavo del collo e seppi con certezza assoluta che lei aveva compreso la promessa che le avevo fatto.
Fu quello, il nostro patto d’amore.
Un patto al quale, per i dieci anni che Giorgia ha vissuto con me, non ho mai derogato.
Mai.
Nemmeno una volta.

Potrei spendere milioni di parole, raccontare centinai di aneddoti comici o commoventi ma nulla, nulla, potrebbe rendere l’idea di cosa Giorgia ha rappresentato per me.

Alla fine io e Angelo dopo qualche anno ci lasciammo ed io attraversai uno dei momenti più bui e difficili della mia vita. Non avevo una direttrice di vita, non avevo certezze e nemmeno una famiglia accanto. Ma avevo lei, vicina a me. Lei che è stata la mia migliore amica, mia figlia, mia mamma, la mia famiglia, la certezza dell’amore senza condizioni. Lei è stata senza se e senza ma, tutto il mio mondo. Un barilotto capace di russare più forte di un trombone e di produrre peti che avevano quasi del “metafisico” ma quando lei mi era accanto io provavo un senso di pace e di gioia che nessun altro essere vivente al mondo mi ha mai trasmesso.
Lei, la mia gnappetta dai piedini puzzolenti. L’anima bella che nelle giornate di primavera si sedeva in mezzo alle margherite ad annusare il vento. Gli occhi capaci di leggermi dentro come un libro aperto. Il grande amore della mia vita.
Sono passati circa 18 mesi, da quando si è arresa ad una malattia bastarda ed è volata sul Ponte Arcobaleno. Doverla salutare è stata una delle prove più dure della mia vita e il vuoto che ha lasciato nel mio cuore è, ad oggi, incolmabile.

Tuttavia, lei non mi ha lasciata sola ed anzi, mi è stata accanto e mi ha indicato la strada da seguire per poter essere finalmente felice. Una strada che sto seguendo con tutto il mio impegno e che mi condurrà lontano, dove dovevo essere già da tempo. Dove lei sarà felice di sapermi.

Cosa posso dire di più? Che il bulldog inglese è un’esperienza che tutti dovrebbero sperimentare nella vita. Ma la verità è che il bulldog non è per tutti… il bulldog è per coloro che sono in grado di poter maneggiare con cura l’anima del guerriero racchiusa in un buffo corpicino fragile come il cristallo.
Il Bulldog è per coloro che hanno la capacità di comprendere che avere un cane, non è un impegno… è una missione.

Insomma… il bulldog inglese è un viaggio per cuori forti.

 

Un viaggio meraviglioso che non terminerà mai e che una volta che lo avrete vissuto vi chiederete come avete fatto a vivere… prima.

Ciao, Giorgia!
Mi mancherai per sempre.

 

 

 

 

 

Serena Cianfano