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Aldo… il tuo amore mi guarirà. Emi “Sole” Nava

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“…ho creduto di morire, la vita, invece, doveva ancora arrivare” D.C.

Proseguiamo con la serie degli articoli denuncia, Emi Nava ci ha raccontato delle ferite dell’anima di Margherita, di come sia ancora in salita il percorso che Marghe deve ancora percorrere nonostante abbia fatto enormi passi avanti per il suo recupero psicologico. Le ferite che vengono inferte ai cani abbandonati non sono solo quelle fisiche, le quali spesso guariscono prima di quelle inferte all’anima. Il senso di abbandono, di paura, le fobie sono frutto dell’umana incuria e stupidità. Non abbiamo parole clementi con chi incoscientemente o con dolo prende cani e ne fa carne da macello. La storia di Margherita è emblematica: Emi per il suo bene decide di separarsene, temporaneamente, affinché la piccola cicciona, possa riprendere completamente fiducia nelle persone, nel mondo che la circonda. Noi ci auguriamo che presto possano tornare a vivere insieme. Emi da volontaria, attiva, con il supporto di suo marito, decide di compiere un altra “mission impossible”. Salvare Aldo. Non spoileriamo il suo racconto anche se tutti voi, ne siamo certi conoscete la storia di questo bulldogghino che definire sfortunato è poco. Ma ha avuto almeno una fortuna nella sua piccola vita: incrociare EBRI e Emi Nava.

Assistiamo ogni estate all’abbandono di decine e decine di bulldog. Quello che era un fenomeno stagionale è invece oggi una emergenza quotidiana. Vi chiediamo di associare questo fenomeno all’aumento della offerta di cani “di razza” a basso costo. Un cane per quanto non si voglia riconoscerlo è anche un impegno economico, anche da sano, figuriamoci se il cane si ammala. Poiché però è costato poco… vale poco. Non è più una vita, ma un peso di cui disfarsi senza troppi rimorsi. Ci sarà sempre sul web un altro cane da comprare… e il pensiero di chi vuole darsi un alibi sarà sempre: se non lo compro io chissà che fine farebbe, senza minimamente porsi il dubbi che i cagnari su questo contano… su una falsa morale.

Siamo dure, è vero, ma vi chiediamo una volta per tutte di aiutarci in questa battaglia, è facile spacciarsi per allevatori, ma è altrettanto facile diventarne complici.

Siate parte attiva del cambiamento, basta Aldo, basta Margherita… basta con gli acquisti incauti che portano solo all’abbandono di “merce ormai inutile”

Basta cagnari!!!

Attenzione: a seguire ci sono immagini che possono urtare la vostra sensibilità, se siete facilmente impressionabili vi preghiamo di far scorrere  il testo senza visionarle.

ALDO

Aldo non credo nemmeno di doverlo presentare… la sua foto, carbonizzato, sull’asfalto con un rigagnolo di sangue che colava dal naso, ha fatto il giro dei social lo scorso anno a fine ottobre. Aldo fu fortunatamente soccorso da un volontario e poi affidato al rescue.

Ricordo di essere stata taggata in questa foto che mi toglieva il fiato, ma lui era in Sicilia e non avrei mai pensato che le nostre strade si sarebbero incrociate. Taggai a mia volta Maria Giovanna dell’Ebri. Con Maria Giovanna ci sentiamo spesso perché, da quando mi sono trasferita al sud, se posso, do una mano a recuperare qualche malcapitato.

Quando seppi che sarebbe partita per andare a prendere Aldo, non esitai un secondo “vengo con te”. Partimmo in aereo, in Sicilia ci attendeva il diluvio universale. Nonostante le strade fossero dei veri e propri torrenti, arrivammo alla clinica che si stava occupando di Aldo. Lui era in una stanza da solo, tutto fasciato, garze, creme, retine per bloccare le garze, magro, non riusciva nemmeno ad aprire gli occhi. Il cuore mi si strinse in una nocciolina. Lo sistemammo in auto, arrivammo a Messina e traghettammo. Lui non si sentiva nemmeno. Ad un certo punto, sollecitato dalle nostre coccole, aprì gli occhi e notammo che aveva un buco nell’occhio sinistro. Io non avevo MAI visto nulla del genere in vita mia. Arrivate a Reggio Calabria guidai per tutta la strada del ritorno sperando che non morisse in auto. Durante il viaggio, senza alcun motivo, dicevo a Maria Giovanna “sarà solo uno stallo”… Lei mi guardava e ridacchiava.

Attenzione a seguire immagini crude

Aldo rimase ricoverato un mese intero. Non riusciva nemmeno a reggersi in piedi e la prima volta che i veterinari che lo avevano in cura ci permisero di vedere le sue ferite io smisi di respirare. Era scarnificato fino all’osso in più punti, aveva i tendini delle zampe anteriori scoperti ed era magro da far paura. Chi lo aveva soccorso disse che appena lo sollevarono da terra vomitò un sacchetto intero dell’umido.
Ogni giorno andavo a trovare Aldo, i suoi occhi pian piano guarivano, grazie alle cure che stava ricevendo e mi ricopriva sempre di baci con una dolcezza incredibile dopo tutto ciò che aveva passato.
Terminato il periodo di cure in clinica, d’accordo con mio marito, decidemmo per lo stallo. Aldo aveva bisogno di essere medicato 5 volte al giorno. Inizialmente avevo il terrore di fargli male perché le ferite erano ancora aperte, ma lui si lasciava manipolare serenamente e anche in occasione di quelle che a me sembravano torture, non faceva altro che dimostrarmi la sua riconoscenza baciandomi.

Pian piano iniziò a camminare un poco più stabile sulle zampe. Si inseriva con le mie due bulle Teodora e Margherita, che spesso finivano per litigare perché Aldo portava il “paralume”, il collare elisabettiano, e loro non sempre lo vivevano con serenità. Loro due lo hanno sempre trattato come un cane normodotato e giocavano tutti insieme. Lui migliorava e noi ci innamoravamo ogni giorno di più. Sì, non siamo proprio bravi con gli stalli e quindi in Marzo adottammo anche Aldo.

A distanza di sette mesi dal suo ingresso in famiglia, Aldo ha messo 6 kg di peso, sta sviluppando dei bei muscoletti, è innamoratissimo del suo papà Stefano di cui è l’ombra e adora la vita sociale… è persino venuto ad un concerto di musica jazz e il chitarrista smetteva di suonare per accarezzarlo.

Purtroppo il pelo non è ricresciuto, ma io dico che lui è un bullo speciale con meravigliosi inserti di velluto di seta francese, che è quello più pregiato che esista eh! E’ un bulldog sereno, nonostante fatichi un po’ a respirare:  a breve subirà un intervento per migliorare la sua sindrome brachicefalica e il collasso della laringe che gli sono stati riscontrati qualche giorno fa.

Le sue ferite sono compatibili con il fuoco e con un investimento.

Io non saprò probabilmente mai come sia andata, ma quando mi hanno raccontato che sono stati trovati molti cani a cui è stato dato fuoco volontariamente “per gioco”, prego perché a lui non sia andata così.

Gli abbiamo regalato un cuscinone in satin argentato, della linea abbigliamento bullfit fashion della sua “mamma”, un po’ stile Studio 54, che Aldo adora, fa grandi capriole e grandi dormite lì sopra…

Aldo, dall’asfalto al satin…

Emi Nava

 

D.C

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2 COMMENTS

  1. Grazie del commento. E grazie di segure il nostro sito. Noi ce la mettiamo tutta per essere d’aiuto e spunto di riflessione con articoli come questo.

  2. Già lo amavo prima….ora lo adoro. E adoro il modo in cui hai raccontato questo doloroso ma anche felice percorso. Quanta tenerezza in quel corpicino martoriato. Quanto amore e riconoscenza esprime in quello splendido musetto. Grazie a voi tutti di esistere ma non solo di esistere, ma di amare tanto gli animali ed amarli facendo loro provare di dimenticare quanta cattiveria sia purtroppo toccata a loro. Un caldissimo.abbraccio a voi e ai vostri piccoli grandi eroi.