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Te lo racconto io il Bulldog… Garibaldi e Anita. Marco Novarese

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Tutti, (o molti) di noi, conosciamo le gioie uniche di avere la fortuna di vivere con un bulldog inglese.

Molti dei racconti lo raccontano benissimo, molto meglio di come potremmo fare noi. Quindi abbiamo deciso di raccontare qualcosa di diverso: di come siamo entrati in allevamento pensando di prendere un bulldog e di come ci siamo ritrovati, anni più tardi, ad essere una famiglia.

Ho sempre desiderato avere un cane.
Purtroppo ho potuto realizzare il mio desiderio soltanto pochi anni fa, una volta andato a vivere da solo insieme a quella che allora era la mia fidanzata e che oggi è mia moglie.
All’inizio lei era molto scettica, non era convinta fosse la cosa giusta e così insistetti molto con un giochetto che alla fine risultò vincente: avete presente quando vi sembra che una persona dica qualcosa ma in realtà è la vostra immaginazione? Beh io facendo finta che lei avesse detto qualcosa le dicevo: hai detto cane?
Andammo avanti così per un po’, fin quando lei – forse per farla finita con la mia insistenza – non decise di dire di sì in occasione della mia laurea.

Ci documentammo molto prima di decidere la razza, ma lavorando entrambi e stando in condominio decidemmo presto che un bulldog avrebbe fatto al caso nostro.
A partire da quel momento feci una serie di ricerche su quali fossero gli allevamenti più affidabili, visitandone alcuni ma senza essere convinti fino in fondo.
Poi un giorno lei mi chiamò dopo aver visto i siti degli allevamenti che le avevo segnalato e mi disse: ci siamo! L’ho visto! È lui! Era Buck & Sons Solitario: una palletta di pelo rosso con un piccolo cerchio bianco sulla testa e una macchietta bianca perfettamente simmetrica a separare due occhietti dipinti col pennello.

Prima di contattare l’allevamento stilammo pure una lista dei pro e dei contro che pensavamo avrebbe comportato avere un cane. Eravamo sicuramente ingenui e senza la minima esperienza ma nessuno avrebbe potuto immaginare che invece di accogliere noi un cane in famiglia, saremmo entrati a far parte di una famiglia più grande. Quando si dice, l’importanza di scegliere l’allevamento giusto!

E così, in un giorno feriale, Federica chiamò in allevamento. Rispose una voce squillante che nel tempo avremmo imparato a conoscere molto bene e con i suoi soliti modi gentili disse: “PRONTOOOOOOO”.
Federica, comprensibilmente presa dall’entusiasmo iniziò a ripetere parole a raffica, una roba del tipo:
“buongiornohovistoSolitariosulsitovorreivenireavederloappenapossibile”.

Neanche tempo di finire la frase e la stessa voce disse: “ADESSO NON HO TEMPO. TU TU TU TUUUUUUU”.

Fortunatamente capimmo che doveva esserci qualche urgenza e così richiamammo per prendere un appuntamento per le settimane successive, e così fu.

In un giorno di aprile andammo finalmente da Luana, decisi più che mai a prendere Solitario. Eravamo già cotti a puntino e non saremmo tornati indietro, questo lo sapevamo. Quello che non sapevamo è che saremmo rimasti stregati anche da quel luogo e dalle persone che abitavano e abitano li ancora adesso.
Ci fermammo a lungo a parlare e chiacchierare, ricordo benissimo quel giorno. Tornammo nelle settimane successive per portare Garibaldi (era il 2011 e l’Italia festeggiava il 150°anniversario dell’Unità ☺) a casa e iniziare questa nostra avventura.

Pochi mesi dopo, in maniera scontata e naturale, arrivò anche Buck & Sons Uiusciuamericrismas, un’altra piccola palla bianca e fulva, con un puntino sulla testa, giocherellona e coccolosa (Anita, non potevamo ovviamente chiamarla in altro modo).

Sono bulldog per aspetto e carattere molto diversi, Garibaldi così sgraziato e casinista, Anita così docile e bellissima. Tutti quelli che lo conoscono amano Garibaldi a prima vista (a parte Luana ☺), perché si percepisce solo vedendolo il suo cuore grande. Tutti quelli che la conoscono amano Anita a prima vista (soprattutto Luana) perché è il cane perfetto: bella buona ed ubbidiente.

Mi piace pensare che quel giorno e quel cane siano stati il primo piccolo germoglio della nostra famiglia.
Oggi, a distanza di 7 anni, siamo andati tantissime volte in allevamento o in expo solo per il piacere di stare insieme. Ogni volta riproviamo le stesse sensazioni provate la prima volta che abbiamo incontrato Luana, il Mae, Anna e Lally.
Ogni volta che penso a quel cane dal cuore grande e alla sua sorella perfetta è chiaro per me il modo in cui hanno unito me e Federica. E ogni giorno, davanti ai miei occhi, è evidente il modo in cui continuano a farlo anche oggi che, oltre a noi, c’è Carlo (una piccola palletta di 2 anni nero nero come il papà).
La nostra famiglia è così legata a questi due bulldog che anche in occasione del nostro matrimonio, abbiamo scelto un’officiante particolare; l’unica scelta che avremmo potuto fare.

Marco Spanda Novarese

D.C.