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Le reazioni avverse al cibo. Sintomi e terapia.

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L’allergia alimentare, secondo vari Autori, ha un’incidenza del 1-5% nei cani e del 6% dei gatti con problemi dermatologici. Inoltre, rappresenta circa il 15% delle malattie allergiche, ed è spesso segnalata (75% dei casi) in associazione ad altre malattie come la Dermatite allergica alle pulci o la Dermatite atopica, da cui talvolta è difficile da distinguere per la presenza dello stesso quadro clinico.
Nel cane, spesso si ha prurito generalizzato non stagionale, non sempre accompagnato da lesioni. Le aree colpite sono le stesse viste in corso d’atopia: orecchie, muso e piedi.

Si possono osservare dermatiti eritematose-papulose ventrali (ascelle, addome e inguine), piodermiti superficiali (talvolta non pruriginose e ricorrenti come unico segno clinico della malattia allergica), otiti esterne singole o bilaterali, seborrea generalizzata e raramente edema delle palpebre e orticaria.

Circa il 10-15% dei casi presenta anche segni gastrointestinali concomitanti.
Sono anche segnalate  otiti esterne, come unici segni clinici presenti e, più raramente, follicoliti eosinofiliche, follicoliti murali linfocitarie, angioedema /orticaria, congiuntiviti e segni respiratori. In circa 1/3 dei casi sono presenti sintomi gastrointestinali concomitanti.
Le diagnosi differenziali comprendono le ectoparassitosi, le endoparassitosi, le malattie allergiche come la dermatite atopica, la dermatite allergica alle pulci; le infezioni cutanee (batteriche e da lieviti), le reazioni da farmaco; le dermatiti seborroiche.
Ancora oggi l’unico metodo attendibile per la diagnosi, riconosciuto internazionalmente, si basa sull’uso di una dieta ad eliminazione (che contenga una sola fonte di carboidrati e una sola fonte proteica mai ingerite prima, scelte in base all’anamnesi alimentare del paziente) per almeno 6-8 settimane, di una risposta positiva (scomparsa o diminuzione importante della sintomatologia), seguita dall’induzione di una recidiva della malattia dopo somministrazione del cibo abituale (dieta di provocazione).
Idealmente solo le diete di tipo “casalingo”, sono in grado di ottemperare a quanto sopra esposto, inoltre, hanno il vantaggio di non contenere aditivi “a rischio” di una intolleranza alimentare; per contro, sono diete “frustranti” per alcuni proprietari privi di tempo da dedicare alla loro preparazione, se non prescritte da un veterinario nutrizionista, sono carenti da un punto di vista nutrizionale e per vari motuvi non indicate per somministrazioni prolungate nel tempo.
In alternativa, per molti anni le ditte mangimistiche hanno proposto diete bilanciate così dette “ipoallergeniche” dal contenuto proteico diversificato (salmone, agnello, cavallo, ecc..) rispetto alle diete tradizionali, ma comunque ricche in additivi. Queste diete sono state oggetto di risultati controversi.

Negli ultimi anni sono state immesse in commercio diete bilanciate specifiche per cani e gatti a base di proteine idrolizzate.

Il concetto su cui si basano è che l’idrolisi
porti alla formazione di peptidi con peso molecolare insufficiente ad indurre una reazione immunitaria, in quanto è stato ipotizzato che gli allergeni chiamati in causa nell’allergia alimentare, siano composti da glicoproteine idrosolubili dal peso molecolare compreso tra 10 000 e 60000 dalton.
Questo dato rende le diete con proteine idrolizzate particolarmente utili per la diagnosi e gestione a lungo termine delle reazioni avverse al cibo.

INTRODUZIONE
L’accademia americana d’allergologia e immunologia definisce le reazioni avverse al cibo (RAC) qualsiasi risposta anomala attribuibile all’ingestione di cibo o additivi alimentari.
In medicina veterinaria, è stata documentata sin dal 1920 la correlazione esistente tra l’ingestione di cibo e la presentazione di problemi cutanei, gastrointestinali o di entrambi.
Attualmente è dimostrato che non tutte le “reazioni avverse al cibo” hanno una base immunologica, e si definisce come “intolleranza alimentare”, quelle idiosincrasiche, metaboliche, farmacologiche o tossicologiche, determinate da una reazione infiammatoria non mediata da una risposta immunitaria.

Purtroppo, non esiste modo di distinguere clinicamente una “vera allergia o ipersensibilità alimentare” da un’intolleranza alimentare e spesso questi termini sono utilizzati come sinonimi.
L’allergia alimentare è probabilmente causata da reazioni d’ipersensibilità di tipo I, tipo III e tipo IV, indotte dal
contatto di glicoproteine presenti nel cibo, con il GALT (gastrointestinal associated lymphoid tissue).
Le reazioni di tipo I sono considerate le più frequenti e si presentano da pochi minuti a diversi giorni dall’ingestione del cibo incriminato. Classicamente promuovono la produzione d’anticorpi reaginici (IgE, IgM) allergene-specifici che si legano alla superficie di mastociti e basofili inducendone la degranulazione alla successiva esposizione allergenica
Le reazioni ritardate di tipo IV, possono presentarsi anche a diversi giorni dall’in-
gestione del cibo incriminato.
Le proteine alimentari causa d’allergia alimentare più spesso segnalate nel cane sono la carne bovina, il pollo, il latte e derivati, il frumento, la soia e il mais. Inoltre, sono state osservate reazioni crociate tra allergeni alimentari e pollini e, tra acari delle derrate alimentari (mangimi) e quelli della polvere di casa.
I meccanismi di difesa intestinale che servono a prevenire la comparsa di un’allergia alimentare comprendono il processo digestivo (che trasforma le proteine in peptidi non imunogeni), la barriera fisica (data dalla presenza del muco di superficie e dell’integrità e adesione delle cellule epiteliali della mucosa che nell’insieme non permettono il passaggio d’antigeni) dalla presenza di IgA-secretorie (capaci di legarsi agli antigeni alimentari sottraendoli all’esposizione del GALT), e dell’integrità e funzione del GALT.
In condizioni normali il GALT vaglia costantemente un numero molto ampio di antigeni/allergeni presenti nel lume intestinale (derivati da batteri patogeni, da microrganismi simbionti, e dai componenti alimentari) per distinguere i patogeni dalle sostanze innocue e modulare la risposta immunitaria tramite l’azione di citochine e di linfociti T helper e T supressor.
La barriera intestinale comunque non è totalmente efficace, si calcola che normalmente circa il 2% degli antigeni ingeriti con il cibo, a causa di un certo grado di permeabilità intestinale, sia assorbito e induca una risposta immunitaria soppressiva (inibente una reazione allergica) di tipo cellulomediata detta tolleranza orale.
La tolleranza orale è un processo attivo e influenzato da più fattori come la natura, dimensione e quantità dell’antigene presente nonché la frequenza d’esposizione: così molecole solubili di piccole dimensioni inducono una
pronta e duratura tolleranza mentre molecole grosse o complesse (es.batteri) affatto; proteine come le caseine non inducono tolleranza ma reazione allergica e l’esposizione continua dell’antigene induce tolleranza orale mentre l’esposizione intermittente più facilmente induce una risposta allergica.
Le ipotesi attualmente proposte per l’insorgenza dell’allergia alimentare comprendono un’inadeguata funzione barriera, un’anormale presentazione dell’antigene al GALT e una risposta immunitaria aberrante da parte del GALT.
Possibili cause predisponenti
1 – Aumentata permeabilità intestinale alle macromolecole
– innata (es. nel setter irlandese per il glutine)
– svezzamento precoce (l’intestino permetterebbe ancora il passaggio di macromolecole)
– infezioni intestinali virali o batteriche
– parassitosi, C. E
2 – Deficit di IgA: segnalata in cocker, Pastore Tedesco, beagle, e Shar-phei
3 – Livelli elevati di IgE, e attivazione di mastociti ed eosinofili: nelle parassitosi, malattie allergiche (DA, DAPP)e dopo vaccinazioni con virus vivi attenuati.

L’incidenza dell’allergia alimentare nel cane varia tra 1-
5% delle malattie ad interessamento cutaneo, e tra il 10-20%delle malattie allergiche non stagionali. È considerata la terza malattia allergica più frequente, dopo l’allergia alle pulci(DAP) e la dermatite atopica (DA).

Nel 75% dei casi può presentarsi associata alla DA o alla DAP.

L’esordio della malattia è plausibile a qualsiasi età (dai quattro mesi ai dodici anni), nei cani spesso (33-52% dei casi) insorge prima dell’anno di età.
In circa la metà dei casi non si ha risposta ai corticosteroidi (naturalmente una risposta ai cortisonici non permette d’escludere la malattia!).
Le manifestazioni cliniche sono varie e aspecifiche.

Nel cane, spesso si ha prurito generalizzato non stagionale, non sempre accompagnato da lesioni.

Le aree colpite sono le stesse viste in corso d’atopia: orecchie, muso e piedi. Si possono osservare dermatiti eritematose-papulose ventrali (ascelle, addome e inguine), piodermiti superficiali (talvolta non pruriginose e ricorrenti come unico segno clinico della malattia allergica), otiti esterne singole o bilaterali, seborrea generalizzata e raramente edema delle palpebre e orticaria.
Circa il 10-15% dei casi presenta anche segni gastrointestinali concomitanti.
Le Diagnosi Differenziali comprendono le ectoparassitosi, le endoparassitosi, le malattie allergiche come la dermatite atopica, la dermatite allergica alle pulci; le infezioni cutanee (batteriche e da lieviti), le reazioni da farmaco; le dermatiti seborroiche e, nel gatto, anche le psicodermatosi.

Attualmente la diagnosi delle RAC (allergia
e/o intolleranza alimentari) si basa sull’uso di una dieta ad eliminazione, scelta in base alla storia alimentare del paziente, per 8-10 settimane; della presenza di risposta alla dieta e dall’aggravamento e recidiva della sintomatologia clinica a seguito dell’introduzione del cibo abituale (di provocazione).
I test in vitro o in vivo, disponibili in commercio per la diagnosi dell’allergia alimentare, sono considerati non attendibili poiché presentano spesso falsi positivi e talvolta anche falsi negativi.
Nell’iter diagnostico si eliminano le infezioni secondarie (piodermiti ed infezioni da Malassezia) e le possibili malattie parassitarie presenti, tramite terapia mirata.
Nei casi in cui il prurito è particolarmente intenso è possibile utilizzare shampoo e cortisonici nelle prime due settimane.
Si sceglie una dieta ad eliminazione appropriata in base all’anamnesi e alle esigenze nutrizionali del paziente e si somministra per sei, otto settimane, e si valuta la risposta.
Idealmente solo le diete di tipo “casalingo” sono in grado di ottemperare a quanto sopra esposto, avendo il vantaggio di non contenere additivi “a rischio” di un’intolleranza alimentare; per contro, sono diete “frustranti” per alcuni proprietari privi di tempo da dedicare alla loro preparazione, sono carenti da un punto di vista nutrizionale e non indicate per somministrazioni prolungate nel tempo.
In alternativa, per molti anni le ditte mangimistiche hanno proposto diete bilanciate così dette “ipoallergeniche” dal contenuto proteico diversificato (salmone, agnello, cavallo, ecc..)

Le risposte possibili con la dieta a eliminazione sono:
1. si ha miglioramento parziale (prurito calato del 25-50%) in tal caso è possibile che:
a. ci voglia più tempo per la risoluzione completa della sintomatologia; è possibile continuare la dieta e rivalutare il paziente dopo altre due quattro settimane oppure,
b. che sia presente anche un’altra malattia allergica concomitante; nel qual caso è possibile somministrare la dieta di provocazione. L’aggravarsi del quadro clinico, testimonia la presenza di una componente allergica alimentare.
2. assenza di risposta:
a. diagnosi poco probabile di allergia alimentare, oppure
b. presenza d’intolleranza a qualche additivo o allergia a componenti della dieta scelta; in questo caso
è possibile riprovare ex novo con nuova dieta ad eliminazione (casalinga x industriale idrolizzata).
3. si ha la completa remissione: la diagnosi è plausibile ma è necessario confermarla somministrando la dieta abituale (di provocazione) oppure le singole proteine
di cui è composta (una ogni 2 settimane). Se i segni clinici si aggravano la diagnosi d’allergia alimentare è molto probabile.
La terapia è  scegliere una dieta di mantenimento idrolizzata o esente degli allergeni chiamati in causa e consona alle necessità nutrizionali del paziente.

Fonti

Fabrizio Fabbrini

Estratto atti scivac
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D.C.