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La Filariosi cardiopolmonare

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La filariosi cardio-polmonare comunemente detta filaria è una malattia propria del cane, del gatto e del furetto e viene trasmessa dalle zanzare. I parassiti che la provocano (Dirofilaria Immitis e Repens) allo stadio adulto sono grandi come spaghetti e vivono nel sangue degli animali ammalati, in particolare nel cuore e nei polmoni.

Esistono due tipi di filariosi: ○cardiopolmonare (dalla Dirofilaria immitis), che può portare alla morte dell’animale, ○sottocutanea (dalla Dirofilaria repens).

I sintomi della filariosi si possono manifestare anche a distanza di mesi rispetto al momento del contagio. Una singola puntura di una zanzara infetta è sufficiente a trasmettere più larve del parassita e a causare la malattia e può trasmettere contemporaneamente entrambi i tipi di filariosi. I parassiti adulti sopravvivono a lungo negli animali, arrivando a una durata di 5-6 anni di vita. 

Quando si riproducono liberano nel sangue delle piccole larve invisibili ad occhio nudo. Le zanzare, succhiando il sangue da un animale ammalato, prelevano queste larve e le possono iniettare in un animale sano. Quest’ultimo è destinato ad ammalarsi perchè nel giro di pochi mesi le larve crescono ed arrecano seri danni al cuore e ad altri organi.

Il decorso della malattia è subdolo perchè inizialmente può essere completamente asintomatico. In seguito il cane è affaticato, mostra difficoltà nel correre, tossisce, inappetente e perde peso. Nei cani da appartamento la malattia può risultare evidente anche dopo 2-3 anni dall’infezione. Il fatto che la malattia non si manifesti subito porta da un lato ad aumentare il bacino di infezione, dall’altro a rendere irreversibili i danni fisici dell’animale colpito che resterà cardiopatico per sempre, anche una volta debellato il parassita.

Per la profilassi canina esiste la possibilità di ricorrere a più molecole:

Ivermectina sotto forma di tavolette masticabili, si comincia a somministrare, ogni 30 giorni, entro un mese dalla prima esposizione alle zanzare, per terminare con l’ultima dose entro un mese dall’ultima esposizione. L’ivermectina viene rapidamente eliminata dall’organismo (entro 72 ore), fattore che ne accresce la sicurezza, evita qualsiasi interferenza con l’organismo e garantisce dalla comparsa di parassiti resistenti. L’ivermectina elimina le larve inoculate dalle zanzare nei 30-40 giorni antecedenti il trattamento, intervenendo prima che esse inizino la loro migrazione verso il cuore. È sufficiente somministrare all’animale questo principio attivo una volta al mese per tutto il periodo a rischio (dalla primavera all’autunno inoltrato) per scongiurare i rischi di infestazione. Anche in que si consiglia di rivolgersi sempre al veterinario di fiducia senza prendere iniziative personali.

Milbemicina ossima data ogni 30 giorni per via orale, cominciando entro 1 mese dalla comparsa delle zanzare e terminando con l’ultima compressa entro 30 giorni dalla loro scomparsa; da somministrare sotto forma di compresse o per via percutanea, ciò facendo cadere alcune gocce sulla cute tra le scapole dell’animale, ed è da farsi nelle zone a rischio zanzara da maggio a dicembre

Selamectina, applicata mensilmente, in soluzione spot on, sulla cute alla base del collo, con prima applicazione entro un mese dalla comparsa delle zanzare e l’ultima entro 1 mese dalla loro scomparsa;

●Moxidectina, che si può trovare:

•in soluzione spot on  da applicare almeno un mese prima della prevista comparsa delle zanzare, poi mensilmente fino a 30 giorni dalla scomparsa degli insetti;

•sotto forma di compresse orali  che si iniziano a dare entro un mese dalla comparsa degli ospiti intermedi (zanzare), e si continua, con cadenza mensile, fino al mese successivo la scomparsa delle stesse;

•in soluzione iniettabile  che, una volta iniettato per via sottocutanea, entro 30 giorni dalla comparsa delle zanzare, ha un’efficacia che dura per tutta la stagione a rischio.

I farmaci somministrati per la profilassi della Filariosi eliminano dal sangue le piccole larve prima che diventino adulte e provochino la malattia.

 

Test sierologici ed ematici per la ricerca degli antigeni sono:

●I test ELISA o di immunodiffusione per la ricerca degli antigeni circolanti prodotti dalle femmine adulte sono altamente specifici e alcuni di questi possono essere utilizzati per la diagnosi rapida, in clinic. Questi test sono in grado di fornire indicazioni, seppure approssimativamente sulla carica di parassiti adulti. In generale i test reagiscono positivamente 6-8 mesi dopo l’infestazione e la loro sensibilità può essere molto elevata anche se risultati falsamente negativi possono verificarsi in presenza di un numero molto basso di parassiti o quando sono presenti solo maschi. I test anticorpali non sono specifici e quindi non utili per la diagnosi nel cane.

●Radiografia: Negli stadi avanzati di infestazione, la radiografia toracica può consentire la visualizzazione delle arterie polmonari aumentate di diametro, patterns polmonari anomali e nei casi gravi, lo sfiancamento del cuore destro. Nei casi di insufficienza cardiaca destra, possono essere evidenti effusioni a carico della pleura.La radiografia è utile per valutare la gravità della infestazione.

●Elettrocardiografia: L’elettrocardiogramma mostra l’attività elettrica del cuore e
anomalie sono osservate per lo più nella fasi avanzate della malattia, quando sono
presenti gravi danni al cuore destro.
Ecocardiografia: L’ecografia permette la visualizzazione diretta delle camere cardiache e del arterie di maggior calibro e quindi l’osservazione diretta dei parassiti nel cuore, nelle arterie polmonari maggiori o nella vena cava. I parassiti sono visibili come linee parallele, doppie, flottanti.

I cani colpiti da Filaria solitamente vengono divisi in 4 classi sintomatiche (in base ai sintomi che mostrano), a seconda della gravità dell’infestazione (che corrisponde al numero dei parassiti adulti presenti nelle arterie polmonari e nel  cuore, quindi al tempo dell’invasione della Filaria nell’animale):

  • Classe 1 (forma subclinica o lieve), il cane non non mostra segni e sintomi di malattia, ma agli esami di laboratorio risulta però positivo al test di ricerca degli antigeni (elementi del parassita che vengono ricercati per identificarlo) della Filaria (in pratica, i parassiti sono presenti ma ancora non provocano danni così grandi da compromettere la salute del cane) ;
  • Classe 2 (forma moderata), i parassiti della Filaria hanno raggiunto, all’interno delle arterie polmonari e del cuore destro (quella parte del cuore che riceve il sangue venoso e lo “pompa” ai polmoni), dimensioni e numero tali da determinare sintomi quali affaticamento del cane, tosse occasionale, scarso rendimento con dispnea (difficoltà respiratoria) sotto sforzo (ad esempio dopo una corsa o dopo aver giocato), possibili soffi cardiaci (alterazioni della funzionalità delle valvole cardiache) e possibile perdita di peso;
  • Classe 3 (forma grave), la Filaria ha parassitato l’animale da così tanto tempo da aver raggiunto dimensioni e numero tali da provocare numerosi danni al cuore e alle arterie polmonari, che si possono manifestare con: una scarsa condizione fisica del cane (il quale si presenta anche dimagrito), dispnea, tachipnea, tosse, anemia, aumento di volume dell’addome, insufficienza cardiaca destra (scarsa funzionalità), epistassi, alterazioni polmonari e fenomeni tromboembolici (frammenti di parassiti, assieme a trombi – ovvero coaguli di sangue provocati dai parassiti stessi – possono determinare delle occlusioni improvvise di vasi sanguigni);
  • Classe 4 (sindrome della vena cava), i parassiti della filaria sono così grandi e numerosi da occupare non solo le arterie polmonari e il cuore destro, ma da risalire nell’atrio destro fino alla vena cava (grande vaso che porta sangue al cuore) ostruendola e compromettendo gravemente la vita del cane.

Si consiglia di rivolgersi sempre al veterinario di fiducia senza prendere iniziative personali nella somministrazione di farmaci.

Una volta conclamata la malattia,  occorre intraprendere una terapia cosiddetta adulticida, cioè capace di eliminare gli adulti che vivono nel cuore, cura rischiosa per l’animale in quanto i parassiti, morendo, possono costituire dei trombi ed ostruire arterie o vene.

 

Fonti 

ESCCAP (European Scientific CounselCompanion Animal Parasites)