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Uso dei cannabinoidi in medicina veterinaria

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E’ recente un articolo del The Guardian sull’uso dei cannabinoidi in veterinaria, come spesso accade la medicina umana fa da apripista per terapie veterinarie. L’uso medico dei cannabinoidi sugli animali,  si sta diffondendo sempre di più. Le proprietà terapeutiche della cannabis possono essere utili, con risposte soggettive ma riscontrabili, per algie, ansia, problemi di mobilità. Da tempo negli Stati Uniti hanno cominciato a somministrare cannabis agli animali malati, fornendo una corposa bibliografia su dosaggi e risultati. Il primo a testare i cannabioidi sugli animali fu Doug Kramer,  stanco di praticare l’eutanasia suglia animali sapendo di non aver fatto tutto il possibile per rendere la loro vita migliore. Alcuni Stati, come il Nevada, hanno creato una legge ad hoc che prevede che il proprietario di animali possa somministrare cannabinoidi anche potenzialmente psicoattivi sotto prescrizione veterinaria.
La cannabis terapeutica è utilizzata in veterinaria anche in Italia, nonostante siano ancora pochi i medici che la prescrivono.

Come detto i cannabinoidi funzionano su artrosi, dolore, ansia e come antinfiammatorio. La risposta è soggettiva e i tempi in cui si riscontra la reazione positiva alla sostanza sono diversi possono andare dai 4 ai 15 giorni.

Questo un sunto dell’articolo del The Guardian

Amanti degli animali: perché l’estratto di cannabis è la nuova tendenza per i nostri animali domestici.

I sostenitori dicono che il CBD, un estratto di cannabis, può essere usato come marijuana medica per cani malati o ansiosi

Bulldog inglese e appassionato di cannabis della zona Max Daddy.
 Il bulldog inglese appassionato di cannabis  Max Daddy. Foto: Jason Wilson per The Guardian

il Giornalista parla del suo cane Monty, solitamente affabile e calmo. Ma che nelle settimane intorno al 4 luglio, e anche a volte all’inizio di agosto, regolarmente a causa dello scoppio di un razzo o dallo sfrigolio di una fontana di scintille corre a nascondersi in cantina. A volte rimane laggiù al buio per ore, resistendo alle leccornie – persino al bacon.

in un bar dove a Monty è permesso di sdraiarsi nel patio, ha sentito parlare dei prodotti con CBD, da uno dei membri del personale che li ha usati con buoni risultati con il suo pomerania per calmarlo e per combattere il caldo. Chiedendosi se il consiglio potesse funzionare con un cane piuttosto grande ha fatto alcune ricerche su Internet che sembravano promettenti. Coloro che li utilizzavano, gli imprenditori e persino gli scienziati consigliavano il CBD come trattamento per una vasta gamma di malattie canine e feline dalle allergie all’ansia. E’ riscontrabile come il mercato degli animali domestici per la CBD sia raddoppiato tra il 2008 e il 2014, con ulteriori proiezioni del 3-5% di crescita annuale sul mercato.

Il CBD non è psicoattivo negli umani, a differenza del THC, che droga persone e animali.

Max Daddy riflette le grandi domande.
Max Daddy riflette le grandi domande. Foto: Jason Wilson per The Guardian

Ma come il THC e altri composti nelle piante di cannabis, il CBD interagisce con il sistema endocannabinoide umano e dei mammiferi. Gli effetti precisi della CBD sull’organismo sono una questione di ampia ricerca in corso, ma i sostenitori della marijuana come medicina hanno da tempo sostenuto che il CBD può trattare l’epilessia, il dolore cronico, l’ansia e altre malattie.

Una serie di recenti scoperte suggerisce che potrebbe essere utile per gli esseri umani nel trattamento di problemi come il DPTS, il dolore cronico e gli effetti psicologici dell’uso a lungo termine della cannabis. Il CBD presumibilmente modera l’effetto del THC.

Jason quindi decide di  scoprire di più su come il CBD potesse aiutare Monty. Contattò dunque il proprietario di Max Daddy – un bulldog inglese-, che è il volto di una nuova gamma di prodotti a base di CBD. Max Daddy, è un bulldog rescue salvato da una imprenditore Carol Gardner (proprietaria di Zelda, un bulldog molto famoso negli Stati Uniti), che era stato precedentemente imprigionato in un cuccia.

“È stato tenuto in una gabbia per i suoi primi cinque anni. Era utilizzato per la riproduzione, tutto quello che volevano da lui era il denaro. ”

Max Daddy studia intensamente un punto sul pavimento.
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 Max Daddy studia intensamente un punto sul pavimento. Foto: Jason Wilson per The Guardian

I problemi di salute di Max Daddy erano peggiori di quanto Gardner si fosse reso conto. Aveva gravi problemi alle articolazioni e dolore significativo. Quando lo raccolse in Illinois, arrivò con “corredino” di droghe, dal Prozac agli antidolorifici. Gardner pensava che dovesse esserci un modo migliore. Iniziò quindi la ricerca sul CBD e l’ha provata su Max Daddy. “Era naturale, non aveva gli effetti collaterali delle droghe”.

Le piacevano i risultati ma trovava i prodotti incoerenti. Ha deciso di assumere chimici e sviluppare una propria linea. Ora, dice, Max Daddy ha i suoi prodotti che e sembra  stiano dando ottimi risultati. Anche Zelda ha iniziato una terapia per l’ansia che l’ha ridotta notevolmente e Gardner.

Quando il giornalista incontra Max Daddy, lo trova rilassato ed equilibrato, si fa fotografare allegramente e poi si mette a ronfare rumorosamente.

La Gardner ha deciso di espandere la produzione visto il gran risultato.

Ma cosa dice la scienza? Alla Colorado State University, la scuola veterinaria da tempo sta conducendo uno studio a lungo termine sugli effetti del CBD sugli animali domestici, compresi eventuali benefici terapeutici. Finora, i risultati sono incoraggianti.

Un team guidato dalla dott.ssa Stephanie McGrath ha riscontrato una riduzione dell’89% delle crisi epilettiche nei cani trattati con CBD. Stanno passando allo studio della CBD come trattamento per l’osteoartrosi nei cani e stanno reclutando per uno studio più ampio sull’epilessia.

Tornando a casa, provò i dolcetti di Max Daddy su Monty. (Anche se Gardner dice che offrono una dose più consistente rispetto ad altri prodotti, i dolcetti, fatti con ingredienti biologici, sono ancora dosi minime per un animale domestico di grossa taglia.) Notando una tranquillità diversa nel cane, pur non avendo testato sui fuochi d’artificio quel giorno notò come il cane durante la passeggiata fosse molto più rilassato e non lo trascinasse. Ma soprattutto Monty aveva smesso di grattarsi tanto.

Max Daddy diventa inspiegabilmente affamato.
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 Max Daddy diventa inspiegabilmente affamato. Foto: Jason Wilson per The Guardian

Sebbene la marijuana sia stata legalizzata negli stati della costa occidentale, in Colorado e altrove, è ancora illegale secondo la legge federale; di conseguenza, i prodotti che la contengono non possono essere trasportatie le aziende che trattano i prodotti  hanno ancora problemi con il settore bancario.

Ma in ambito veterinario sono molti quelli che  pensano che il CBD sia diverso, e debba essere fatta una distinzione in termini legislativi. La DEA dice il contrario. Un portavoce della DEA, l’agente speciale Wade Sparks, afferma: “Il CBD è una sostanza controllata dal programma 1”, intendendo per quanto riguarda il governo federale, il CBD rimane nella stessa categoria legale di metanfetamina o eroina.

Tuttavia, il CBD è stato a lungo utilizzato in medicina umana. Ciò significa che è diventato un prodotto chiave in alcune patologie. Se si dimostra che CBD è utile quanto i suoi sostenitori credono che sia, potrebbe essere rivoluzionario.

Questo in sintesi l’articolo del The guardian, anche il New York Time ha affrontato l’argomento in un articolo in cui si mette in evidenza la differenza tra CBD e THC.

Infatti per capire l’effetto della cannabis sugli animali, è necessario fare un distinguo. La pianta di cannabis contiene dozzine di cannabinoidi, tra cui THC (tetraidrocannabinolo) e CBD (cannabidiolo). Il THC ha le proprietà psicoattive che hanno un effetto non dannoso per le persone ma sono tossiche per gli animali. Il CBD, d’altra parte, offre i benefici senza effetti psicotropi. La canapa industriale, usata per produrre tessuti e carta, è usata anche nei prodotti per animali domestici, perché i suoi livelli di THC sono trascurabili. “I cani sono molto sensibili agli effetti del THC”, ha detto Steve Blauvelt, un veterinario di Bend, Oregon. Con la recente legalizzazione della marijuana in alcuni stati, diversi animali domestici sono finiti negli ospedali veterinari ansimanti e in difficoltà, dopo aver indagato a fondo con i proprietari, è emerso che il cane o gatto”nasconde o ruba un biscotto” mentendo. 

il CBD ha:

  • proprietà anticonvulsive: Le convulsioni sono contrazioni involontarie e spesso violente dei muscoli scheletrici volontari. Possono essere un sintomo tipico, ma non esclusivo, dell’epilessia.Il CBD puro ha dato notevoli risultati per quanto riguardano le crisi convulsive nel roditore; Il CBD ha dato prova di efficacia anche sulla sindrome di Dravet, una forma grave di epilessia incurabile.
  • Proprietà analgesiche: La funzionalità della cannabis come analgesico è ormai assodata. I cannabinoidi possono essere utilizzati per il dolore cronico, per quello indotto dal cancro, per quello spastico e neuropatico. Nel 2005, è stato approvato in Canada per il trattamento del dolore neuropatico centrale, e, nel 2007, per il dolore intrattabile causato dal cancro.
  • Proprietà anti-depressive: Nel cane con esperienze pregresse in canile o in ambienti disagianti, ad esempio, è molto comune che manifesti ansia con paura a stimoli diversi e non distingua più quelli fobogeni dagli altri, assuma una postura da aspettativa con la zampa anteriore sollevata, mangi di notte e così via, fino a perdere adattamento comportamentale nei confronti dell’ambiente esterno.Gli esperimenti condotti, prima su modelli animali e poi su modelli umani, suggeriscono l’utile alternativa del CBD agli ansiolitici attualmente utilizzati, vista la gravità degli effetti collaterali.È assolutamente importante distinguere quella commestibile ad uso umano da i prodotti elaborati per gli animali.A differenza degli esseri umani gli animali non apprezzano gli effetti psicoattivi della cannabis e ciò rende più appropriato l’uso di oli essenziali ricchi di CBD.

Ma in Italia la situazione a che punto è?

La Dottoressa Veterinaria Elena Battaglia, si occupa della cura di varie patologie attraverso l’utilizzo del CBD e della Cannabis Terapeutica.

“Le patologie maggiormente trattate – afferma –  sono l’artrosi, l’epilessia e l’ansia anche se in ogni situazione in cui ci sia bisogno di un antinfiammatorio e antidolorifico va bene utilizzarlo”.

Esiste una dose standard di partenza in base al peso che poi va gestita in base alla patologia e al paziente. La risposta terapeutica varia da paziente a paziente. Dalla letteratura e dall’esperienza la Dottoressa afferma di non aver visto alcun effetto collaterale se non rarissimamente come una leggerissima sedazione.

E’ un argomento di sicuro interesse in ambito veterinrio si è svolto infatti recentemente a Perugia, presso il Dipartimento di Medicina Veterinaria, il Convegno “Cannabis Terapeutica in Medicina Veterinaria: Luci e Ombre”, organizzato dal Centro di Studio sul Dolore Animale dell’Università degli Studi di Perugia in collaborazione con Associazione CanapAmo Umbria.

La giornata si è aperta con l’intervento della Dott.ssa Giorgia Della Rocca, del Dipartimento di Medicina Veterinaria di Perugia.

I Temi approfonditi, “Sistema endocannabinoide e loro ruolo biologico” e “La Cannabis e i suoi principi attivi: cenni di fitoterapia” hanno fornito un quadro generale che ci porta ad affermare come la Cannabis ed i suoi estratti, in ambito animale, possano sicuramente rappresentare un ottimo alleato, tuttavia è necessario sviluppare Studi e Ricerca per saperne di più in termini di risultati e certezze.

“Con le relazioni che si sono succedute si è cercato di fornire ai partecipanti un quadro equilibrato e costruttivo di un ‘hot topic’ davvero complesso – ha commentato la Dott.ssa Della Rocca – facendone emergere le tantissime criticità, ma evidenziando al contempo le potenziali possibilità applicative”.

“Sicuramente molta strada c’è ancora da fare, sia in termini legislativi, dal momento che ancora non c’è chiarezza attorno all’argomento, sia e soprattutto in termini di ricerca: solo con studi preclinici e clinici si potrà infatti confermare (si spera) l’effettiva efficacia e tollerabilità di questa pianta dalle numerose potenzialità”.

Presente il mondo dei Farmacisti, con Alessandro Betti della ‘Farmacia Betti’ di Terni sul Tema delle “Preparazioni magistrali e ricettazione”, mentre Stefano Coaccioli del Dipartimento di Medicina di Perugia ha illustrato un percorso di Studi realizzati fino ad oggi in cui si mette in evidenza l’efficacia terapeutica dei Cannabinoidi.

La Dott.ssa Elena Battaglia, che opera in Liguria, ha testimoniato le proprie esperienze, ad esempio quella di un gatto caduto dal balcone che presentava delle fratture.

Dopo quasi due mesi senza aver usato CBD il gatto camminava relativamente bene ma non saltava e mostrava dolore. Dopo due mesi di trattamento con CBD il gatto è tornato a correre e a saltare come prima.

Altro esempio è quello di un Carlino di cinque mesi che presentava una incongruenza articolare per chiusura prematura cartilagini di accrescimento ulna; ciò creava una grave zoppia. Grazie ad una cura con cannabidiolo, il cane è tornato a correre in attesa poi di un intervento risolutivo che si è svolto a distanza di dieci giorni dal trattamento con CBD.

Il Dott. Daniele Corlazzoli, che opera in una clinica Veterinaria privata a Roma Sud, oltre a riportare la propria esperienza, ha evidenziato come siamo appena all’inizio del percorso che ci porterà a stabilire quanto la Cannabis sia effettivamente efficace negli animali da qui la necessità di investire in Studi e Ricerca.

“Il bilancio della giornata può essere sicuramente considerato positivo – conclude la Dott.ssa Della Rocca – la numerosa partecipazione da parte di veterinari provenienti da svariate regioni d’Italia, e i numerosi feedback inviati dai partecipanti, hanno senza dubbio sancito il forte interesse per l’argomento trattato e il successo dell’iniziativa”.

La ricerca, come spesso accade, in Italia, sta facendo passi da gigante sulla via iniziata proprio con lo studio delle potenzialità terapeutiche e dei meccanismi d’azione della Cannabis. Un percorso che in tempi brevi ha portato sia all’identificazione dei recettori CB specificatamente nel cane, sia alla caratterizzazione di una classe di molecole con attività antinfiammatorie e antalgiche analoghe alla Cannabis, ma deprivate di effetti psicotropi centrali: le aliamidi. Al pari di quanto sta succedendo intorno alla Cannabis, il network di ricerca che negli ultimi anni si è attivato intorno alle aliamidi, palmitoiletanolamide (PEA) in primis, ha generato importanti evidenze sul ruolo terapeutico di queste molecole in diversi settori della medicina veterinaria (dalla dermatologia, all’urologia, all’ortopedia), dove le aliamidi vanno sempre più configurandosi come naturale e promettente approccio contro infiammazione, prurito e dolore, e in totale assenza di effetti allucinogeni.

L’Accademia Americana di Dermatologia riconosce il ruolo della PEA, capostipite della aliamidi, nel controllo del prurito.Un articolo pubblicato sul Journal of the American Academy of Dermatologysottolinea il ruolo dei cannabinoidi in dermatologia e in particolare della PEA (palmitoiletanolamide), sostanza che sia l’organismo umano sia quello animale producono da sé e che con la Cannabis condivide attività antinfiammatorie e antalgiche, senza possederne gli effetti psicotropi. In merito al meccanismo d’azione “la PEA non si può considerare un endocannabinoide sensu stricto. Pur non legandosi direttamente ai recettori CB per i cannabinoidi, agisce comunque aumentando l’affinità degli endocannabinoidi veri e propri per questi recettori e, dunque, potenziando la loro attività su prurito e infiammazione cutanea.”

Nel documento si riassumono le principali evidenze a favore del ruolo strategico della PEA in dermatologia:

– la sintesi “al bisogno” in risposta ad allergie cutanee;
– gli effetti anti-prurito, attraverso il controllo di meccanismi (degranulazione mastocitaria, angiogenesi) fondamentali nelle fasi sia precoci sia tardive delle dermatiti allergiche;
– l’efficacia clinica, dimostrata sul prurito allergico e non, in studi umani e veterinari.

In uno studio citato nell’articolo, la PEA riduceva il prurito dell’86,4% ed era ben tollerata dai pazienti. Gli autori concludono ricordando la propria esperienza diretta con il ruolo della PEA in diverse condizioni dermatologiche caratterizzate dal prurito; il suo utilizzo in numerosi pazienti ha dato ottimi risultati, ancorché aneddotici, in termini di sollievo del prurito.

L’interesse della Comunità scientifica internazionale medica e veterinaria verso i cannabinoidi si sta dunque concentrando sulla PEA, in particolare in dermatologia, dove l’aliamide ha ottenuto inconfutabili prove di efficacia contro infiammazione allergica e prurito sia nell’uomo che nell’animale da compagnia e, a differenza dei cannabinoidi veri e propri, in totale assenza di effetti allucinogeni.

fonti

“The role of cannabinoids in dermatology” Mounessa JS, Siegel JA, Dunnick CA, Dellavalle RP. J Am Acad Dermatol. 2017 Apr 14. Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD Med Vet PhDstudent. Enecta. TheGuardian.https://www.theguardian.com/global/2018/aug/02/cbd-cannabis-extract-medical-marijuana-for-Journal of the American Academy of Dermatology. Innovet News.https://www.nytimes.com/2016/10/09/fashion/pets-medical-marijuana-dogs-cats.html

D.C