Home Approfondimento Gruppi sanguigni, emocompatibilità, cani donatori. Ultima parte.

Gruppi sanguigni, emocompatibilità, cani donatori. Ultima parte.

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La trasfusione ematica può essere definita come una terapia endovenosa a base di sangue intero o di emoderivati.
La pratica emotrasfusionale veterinaria ha assunto notevole importanza terapeutica a partire dalla seconda metà del secolo scorso. Per l’emotrasfusione veterinaria oggi si utilizzano sangue intero e emoderivati entrambi freschi, utilizzati dopo il prelievo, o
conservati.
L’introduzione delle banche del sangue, prima inesistenti, oggi presenti ma in numero esiguo sul territorio italiano, ha permesso di organizzare al meglio la disponibilità di sangue e dei suoi derivati, con la possibilità di:
• intervenire tempestivamente in caso di urgenza
• limitare gli sprechi
• economizzare il sangue con la produzione degli emoderivati che rende possibile trasfondere a più pazienti partendo da un unico prelievo i diversi prodotti
• utilizzazione di unità da trasfusione ben controllate dal punto di
vista igienico sanitario. La scelta del donatore è  una fase cruciale nel percorso trasfusionale. Il donatore può essere occasionale o abituale.

PH. web

Se è vero che il sangue fresco ottenuto da un donatore occasionale ha un più alto valore biologico, è anche vero che il carattere in genere estemporaneo e in emergenza di questo tipo di donazione non consente di effettuare gli opportuni accertamenti sanitari per una trasfusione sicura. Per contro, la perdita delle piastrine e di alcuni fattori labili della coagulazione che avviene con la donazione programmata e la conservazione del sangue di un donatore abituale è  controbilanciata da una maggiore tutela della salute di donatore e ricevente, perché consente la selezione ottimale dei donatori, i controlli pre-clinici e i controlli sanitari sul sangue:

• Il sangue prelevato da un singolo soggetto, opportunamente
trattato e conservato può essere utilizzato per la terapia di più
soggetti quindi si parla di economizzazione del sangue.
• Gli animali donatori, registrati nelle banche del sangue delle varie
strutture, sono controllati e testati per diverse patologie, in modo
da rendere più sicura l’emotrasfusione per il ricevente.
• Da ogni singola donazione è possibile ottenere più prodotti da
trasfondere selettivamente a seconda delle esigenze del paziente

Gli animali, eventuali candidati, devono soddisfare alcune caratteristiche fondamentali per entrare nel programma di donazione, dettati dalla Linea Guida definita dal Ministero della Salute e senza il rispetto della quale ne sono automaticamente esclusi. L’arruolamento del donatore prevede la verifica delle condizioni di idoneità, la visita clinica e gli esami di laboratorio. Tipicamente il cane donatore è un soggetto di proprietà di 2-8 anni, di peso maggiore a 25 kg, clinicamente sano, con profilassi vaccinale e antiparassitaria note e utilizzo di repellenti verso gli artropodi vettori di malattie infettive.
Le caratteristiche del donatore canino ideale sono: presentare la pelle tesa e sottile che consenta un facile accesso alla vena giugulare, carattere docile in modo da permettere un contenimento manuale, per evitare di ricorrere alla sedazione o all’anestesia che potrebbe divenire troppo frequente nei donatori abituali, un valore di ematocrito elevato (packed cell volume, PCV), quando si desidera effettuare una trasfusione di eritrociti e un ridotto
PCV, ma sempre con valore nella norma, quando il soggetto è adibito alla produzione di plasma e piastrine. Il donatore ideale è identificabile nella razza Levriero che ha un PCV elevato e un conteggio piastrinico che varia da basso a basso-normale. Nel
parco donatori possono essere inseriti sia i cani di razza che i meticci, sia maschi che femmine purché soddisfino i requisiti fissati dalla Linea Guida.Tra le altre caratteristiche ideali, i cani donatori devono presentare negatività verso i gruppi DEA 1.1 e 1.2 particolarmente immunogeni in un soggetto che ne sia privo anche se trasfuso una sola volta, mentre per gli altri gruppi sanguigni non sono segnalate produzioni anticorpali degne di nota. Sarebbe auspicabile che il soggetto fosse in possesso di adeguati livelli di
fattore di von Willebrand, che non sia mai stato trasfuso prima e non abbia in quel momento o non abbia avuto precedenti storie di gravidanza.

Le analisi di laboratorio da eseguirsi una volta all’anno devono verificare anche il gruppo sanguigno dell’animale ed escludere le malattie infettive. La tipizzazione del gruppo sanguigno DEA1 va sempre fatta perché lo sviluppo di anticorpi anti-DEA1 in cani sensibilizzati può causare una grave emolisi acuta post-trasfusionale. Inoltre, si evita l’immissione di antigeni non necessari e il “caos” diagnostico.

Gli agenti infettivi monitorati sono quelli presenti sul territorio nazionale con possibilità di trasmissione attraverso il sangue e induzione di malattia nel ricevente: soprattutto quindi Leishmania infantum, Babesia spp., Anaplasma spp. ed Ehrlichia canis. Il giudizio sull’idoneità del donatore si basa sullo screening sierologico:

– Leishmania: IFAT < 1:160 esclusione temporanea; IFAT ≥ 1:160 esclusione permanente
– Ehrlichia: IFAT ≤ 1:80 esclusione temporanea; IFAT > 1:80 esclusione permanente.
– Babesia: esclusione permanente se test positivo
– Anaplasma: idoneo se test positivo ma negativo alla PCR sul sangue

La donazione deve rispettare il benessere del donatore e l’asepsi e occorre accertare lo stato di salute del donatore pre-donazione.

PH unipi.it

Per la raccolta si utilizzano sistemi chiusi: sacche di in PVC con anticoagulante-conservante CPDA oppure sacche con filtro integrato per evitare l’immissione di leucociti nel ricevente e i relativi effetti indesiderati (produzione di citochine, azione immunosoppressiva, trombocitopenia, danno polmonare acuto, trasmissione di agenti patogeni ecc).

Il donatore deve essere possibilmente a digiuno da 8 ore, il contenimento non deve essere costrittivo. Le vie di accesso sono la vena giugulare o la vena cefalica. La raccolta, effettuata con la sacca posta su una bilancia basculante, avviene nel corso di 4-10 minuti. La quantità di sangue da prelevare è pari al 15-20% del volume ematico stimato.

Per definizione il “sangue intero“, è il sangue prelevato a scopo trasfusionale dal donatore riconosciuto idoneo utilizzando come materiale sterile sacche regolarmente autorizzate dal Ministero della Salute, contenenti una soluzione anti coagulante-conservante. Una
volta effettuato un prelievo, il sangue può essere somministrato al ricevente tal quale, dopo conservazione o frazionato nelle sue componenti che possono così essere trasfuse singolarmente. Il reperimento, trattamento e stoccaggio del sangue animale e degli altri prodotti trasfusionali rimangono di pertinenza dei centri specialistici attrezzati che si occupano di tale materia. L’unità di sangue intero viene considerata come fonte di materiale per la preparazione di tutti gli emoderivati che sono classificabili come:
Prodotti eritrocitari
• Sangue intero: Fresco o conservato
• Concentrato di eritrociti
• Crio-eritro concentrato
• Sostituti degli RBC
Prodotti plasmatici
• Plasma fresco
• Plasma fresco congelato
• Plasma congelato
• Crioprecipitato
• Plasma privo del crioprecipitato o criosovranatante
Prodotti piastrinici
• Concentrato di piastrine
• plasma ricco di piastrine
Immunoglobuline per via endovenosa

Il sangue intero è indicato per le anemie di qualsiasi natura e, se fresco, per le coagulopatie. Migliora la distribuzione dell’ossigeno nei tessuti e corregge l’ipossia tissutale secondaria all’anemia e, se fresco, apporta fattori della coagulazione e proteine plasmatiche. L’emotrasfusione non è quasi mai la terapia definitiva per il paziente ma ha come obiettivo primario di migliorare l’ossigenazione e correggere le alterazioni emodinamiche. Poiché comporta sempre dei rischi per il ricevente, va comunque sempre ponderato il rapporto rischi/benefici e analizzate le possibili alternative. Sangue intero può essere predisposto per l’autotrasfusione, prelevato da un soggetto che in un primo
momento funge da donatore e in un secondo momento da ricevente.
Viene praticata per soddisfare le esigenze terapeutiche prevedibili dell’animale. Questo tipo di prelievo, destinato esclusivamente per uso autologo non è soggetto ai vincoli imposti dai protocolli di idoneità del donatore, si evitano eventuali reazioni di incompatibilità e la trasmissione di malattie.

PH izsvepets.it
PH pinterest

Un aspetto cruciale della trasfusione, come detto negli articoli precedenti, è naturalmente la compatibilità donatore-ricevente. Il cane non possiede alloanticorpi naturali ma se è stata in precedenza effettuata una trasfusione “alla cieca” in un cane non compatibile si sviluppano anticorpi anti-DEA e la seconda trasfusione comporta un alto rischio di reazione emolitica acuta.

Non basta dunque stabilire il gruppo sanguigno ma occorrono le prove di reattività crociata che evidenziano pssibili incompatibilità non legate all’antigene di gruppo sanguigno DEA1. Le due prove (major e minor) rivelano rispettivamente la presenza di anticorpi nel siero del ricevente verso gli eritrociti del donatore e viceversa. Sono assolutamente indispensabili quando l’anamnesi trasfusionale recente del ricevente non è nota, se il paziente è stato trasfuso più volte o in caso di una seconda trasfusione 3 giorni dopo la prima.

Donazione:

  • Il donatore è vigile e a digiuno
  • Si prepara il donatore con tricotomia (rasare il pelo nel punto in cui verrà messo l’ago)
  • Preferibile che il proprietario sia presente durante la donazione per calmare il cane
  • Le vene usate per il prelievo sono la vena giugulare o la vena cefalica
  • La raccolta di sangue avviene per gravità
  • La durata della donazione va dai 5 minuti a 15 minuti
  • Dopo la donazione si tiene in osservazione il cane donatore per 15-30 minuti
  • Si prelevano al donatore 16-18 mL/Kg
  • La sacca di sangue va tenuta in una frigoemoteca con sistemi di allarme e temperatura attorno ai 2-4°C
  • Prima della trasfusione, la sacca deve raggiungere la temperatura ambiente (si mette a bagno maria a 7°C)
  • Far firmare al proprietario del cane ricevente il consenso informato (possono sempre esserci rischi in operazioni delicate come questa)
  • L’infusione di sangue nel ricevente può essere fatta dalla vena cefalica o dalla vena safena
  • L’infusione avviene per gravità o tramite una pompa ad infusione
  • Normalmente si trasfondono dai 10 ai 20 mL/Kg (ogni due mL di sangue trasfuso, l’ematocrito aumenta del 1%)
  • La velocità di trasfusione: 0,5-1 mL /Kg/ora
  • Velocità troppo elevate di trasfusione possono portare a sovraccarico circolatorio
  • La trasfusione non può durare più di 4 ore
  • Il soggetto trasfuso deve essere ricoverato e monitorato per 24 ore
  • Valutare l’ematocrito del ricevente prima e dopo la trasfusione

 

La Linea Guida sulle trasfusioni veterinarie è stata approvata dalla Conferenza Stato Regioni del 20 dicembre 2007 e pubblicata nel Supplemento Ordinario della Gazzetta Ufficiale Repubblica italiana n°32 del 7 febbraio 2008. Fino a tale data la medicina trasfusionale veterinaria presentava un vuoto normativo indispensabile per
definire i requisiti minimi igienico sanitari dei donatori, delle strutture, del trasporto e della conservazione del sangue, affidandosi nella pratica alle conoscenze mediche e al buon senso in possesso degli operatori del settore. In particolare, con tale atto, si intende
garantire la sanità ed il benessere dell’ animale donatore e di quello trasfuso, disciplinando in maniera corretta tale materia. Da alcune  considerazioni fatte sia in campo medico-legale che in campo clinico emerge comunque la necessità di intervenire quanto prima per revisionare la Linea Guida da errori, sviste, lacune, per renderla più
chiara, migliorarne l’applicabilità e tutelare cani e gatti donatori e riceventi, nonché i medici veterinari responsabili della pratica emotrasfusionale.

Queste le linee guida sulle trasfusioni veterinarie:

http://www.anagrafecaninarer.it/acrer/Portals/0/files/linee%20guida%20trasfusioni.pdf

 

 

DC

Credits PH copertina arpi.unipi.it

ph mondopets.it

Fonti

Sangue intero ed emocomponenti ad uso trasfusionale nel cane
Daniela Proverbio*, Eva Spada*, Roberta Perego*, Chiara Agnoli§
Associazione Italiana di Medicina Veterinaria Trasfusionale (AIMVET)
*Dipartimento di Medicina Veterinaria (DiMeVet), Reparto di Medicina Emotrasfusionale Veterinaria (REV, http://users.unimi.it/rev), Università degli Studi di Milano, via G. Celoria, 10 – 20133 Milano § Ospedale Didattico Veterinario, Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie, Università degli Studi di Bologna, viaTolara di Sopra 50, 40064 Ozzano dell’Emilia (Bo) Autore al quale inviare la corrispondenza
Daniela Proverbio Dipartimento di Medicina Veterinaria (DiMeVet), Università degli Studi di Milano, via G. Celoria, 10 – 20133 Milano
email daniela.proverbio@unimi.it; telefono 02 5031818o; fax 0250318171Ultime Acquisizioni sull’emotrasfusione nelcane e nel gatto. Tellini Serena Prof. Lubas George
Dott. Gavazza Alessandra Lubas G., (2005) “Appunti di ematologia clinica veterinaria disordini dell’emostasi e medicina trasfusionale”, Servizio editoriale universitario
di Pisa, 50-144
Nelson R., W., Couto C., G., (2006) Ematologia e immunologia; In
“Medicina interna del cane e del gatto” (3°ed.), Elsevier Italia s.r.l
(Milano), 85:1196-1199 Rimini, 29/05/2015
Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD mg.monzeglio@evsrl.it                            D’Ambrosio L., (2004) “La terapia emotrasfusionale e le nuove
tecniche di tipizzazione dei gruppi sanguigni del cane e del gatto”,
Monografia, Torino, Università degli studi di Torino
Schaer M., (2006) “Medicina clinica del cane e del gatto”, EV. S.r.l.
Cremona, 6:193,251
Ettinger S.J., Feldman E.C. (2007) “Clinica medica veterinaria, malattie
del cane e del gatto”(6°ediz.), Elsevier Masson, MI, 127:477-482;
Rosati P., Colombo R., (2001) “Istologia”(edizione 4°), Edi-Ermes, MI,
491,516  Jacquemin N., (2000) “Come effettuare una trasfusione nel cane”,
Summa, 5: 9-15
Chabanne L., Peyronnet L., Fournel C., Meyer F., Rigal D., (1994) “I
gruppi sanguigni dei carnivori domestici”, Summa, 7:5,15
Manuti F., Pozza O., Proverbio D., (2004) “I gruppi sanguigni nel cane.
Attuali conoscenze”, Summa, 6:29,33 Hohenhaus A.E., Kay W. J., Brown N. O.,(1992)

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