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Piometra

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La piometra è patologia comune nelle cagne non sterilizzate, caratterizzata da un’infiammazione purulenta dell’utero, si instaura durante la fase diestrale,
sotto l’influsso del progesterone (che fa chiudere la cervice).
Nell’80% dei casi di piometra il batterio responsabile è l’Escherichia coli, componente della normale flora vaginale. La capacità di questo batterio di aderire a specifici recettori dell’endometrio stimolato dal progesterone spiega la sua importanza nel determinare la patologia. L’E. coli (come gli altri batteri che provocano il restante 20% dei casi di piometra) è un batterio
Gram negativo che libera endotossine, cioe dei polisaccaridi con attivita tossica che fanno parte della costituzione chimica del batterio stesso e che
si liberano alla morte dei microrganismi per l’azione delle cellule di difesa dell’organismo.

Sono queste tossine che, riversate nel sangue, inducono la maggior parte dei sintomi tipici.
I sintomi piu comuni della piometra sono:

  • abbattimento,
  • febbre (anche molto elevata),
  • polidipsia (aumento della sete),
  • poliuria (aumento della quantita di urina), inappetenza,
  • distensione e dolorabilita addominale,
  • vomito e/o diarrea, disidratazione.

A livello locale si assiste ad una reazione infiammatoria della parete dell’utero e ad un suo assottigliamento dovuto in parte alla distensione dell’organo,
in parte all’effetto istolesivo del pus, e a una importante reazione a livello renale.
Le endotossine agiscono anche a livello del fegato producendo un rallentamento della funzionalità epatica e una colestasi severa, la somma dei due
effetti porta ad una grave tossicosi.
Se la patologia non viene diagnosticata e trattata, la cagna può andare incontro a sepsi(severa infezione) e a SIRS (sindrome da risposta infiammatoria sistemica), nella quale si verifica il rilascio di mediatori dell’infiammazione nella circolazione sistemica. Questi mediatori innescano risposte globali che sono i marcatori clinici della SIRS: febbre o ipotermia, tachicardia, tachipnea, riduzione o aumento dei leucociti totali. La risposta infiammatoria sistemica si ha quando una sede locale di infiammazione e abbastanza grave da consentire un “superafflusso” di mediatori in circolo invece di contenerli a livello della
sola regione del tessuto leso. La cagna puo quindi andare incontro a shock tossico e a morte.

Da un punto di vista clinico si parla di piometra “aperta” o “chiusa”, a seconda dell’apertura della cervice (tratto interposto tra utero e vagina).
Nel primo caso si nota, comunemente, uno scolo vulvare purulento 4-8 settimane dopo la fine dell’estro. In tutti e due i casi è possibile evidenziare anoressia, depressione, aumento abnorme della sete e conseguente aumento della quantità di urina emessa, vomito, disidratazione;
la febbre è riscontrata solo in un caso su cinque. Se la situazione non è affrontata repentinamente si possono sviluppare, come detto, setticemia e/o
endotossiemia (entrata nel circolo sanguigno di batteri e/o tossine).
La diagnosi di piometra si basa sulla comparsa dei segni clinici durante la fase di diestro, sulla presenza di uno scolo vulvare settico e sull’identificazione
di un utero ripieno di liquido nelle radiografie ed ecografie addominali.
É inoltre necessario effettuare un esame emocromocitometrico completo, il profilo biochimico e l’analisi delle urine: tutto ciò per poter stabilire
le alterazioni metaboliche legate all’infezione e valutare i danni renali.
Nella CEH/ piometra la terapia deve essere il più tempestiva possibile se si vuole salvare la vita dell’animale, poichè la setticemia e/o l’endotossiemia
possono svilupparsi improvvisamente (se non sono già in atto).

La somministrazione di antibiotici ad ampio spettro deve cominciare subito e deve continuare con l’antibiotico più appropriato per 2-3
settimane.

La terapia di elezione in caso di piometra é l’ovarioisterectomia (asportazione di utero e ovaie) associata a terapia sintomatica ed antibiotica.

Fortunatamente oggi abbiamo a disposizione una terapia medica in grado di far aprire la cervice in circa 12 ore ed è spesso possibile quindi programmare l’intervento di ovarioisterctomia a paziente stabilizzata. Nei casi in cui però la paziente arrivi in PS in condizioni serissime o non sia possibile il trattamento
medico, l’intervento è una vera emergenza.
L’ovaristerectomia talvolta non ci preserva dai gravi disturbi metabolici già in atto che possono mettere a rischio la vita del paziente.
Tuttavia la terapia chirurgica è l’unica scelta sensata nei pazienti in condizioni gravi, perché l’asportazione chirurgica è immediata, al contrario dell’evacuazione del contenuto uterino mediante terapia medica.
Quest’ultima terapia medica può essere presa solo in considerazione per animali da riproduzione , ma solo quando non si trovino in condizioni critiche ed è più indicata nei casi di piometra “aperta”. I farmaci agiscono favorendo le contrazioni del miometrio
e la dilatazione della cervice, (favorendo l’espulsione del fluido purulento) e inibendo la sintesi di progesterone. La somministrazione del farmaco e la risposta al trattamento deve essere effettuata, tenendo conto degli evidenti rischi descritti, sotto monitoraggio di un
medico veterinario il quale, in caso di insuccesso della terapia medica, sicuramente indirizzerà verso l’ovaristerectomia.
Grazie a recenti ricerche e risultati clinici la piometra in questi ultimi anni viene trattata farmacologicamente con successo. Il clinico ha modificato il proprio atteggiamento nei confronti di questa malattia, a lungo considerata di primaria pertinenza chirurgica. Se si
eccettuano i casi complicati da peritonite.
L’intervento del veterinario deve essere immediato e repentino dalla comparsa dei sintomi. Per tale motivo nei soggetti giovani che non si intende far riprodurre, in quanto è minore il rischio anestesiologico, il consiglio è quello di adottare come prevenzione la
sterilizzazione.

Sunto atti Scivac dal 2004 al 2016
Maria Grazia Monzeglio DVM PhD
Dott. Luca Modesto
Dott.ssa Maria Carmela Pisu

 

D.C

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